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MANOVRA: BRUNETTA, “PER ACCORDO CON UE SERVONO CORREZIONI DI OLTRE 50 MLD NEL TRIENNIO, ADDIO QUINDI REDDITO CITTADINANZA E QUOTA 100”

 

Eurogroup meeting in Luxembourg

 

“Sulla stampa nazionale sta continuando a passare l’idea che, per evitare la procedura di infrazione per debito eccessivo, sia sufficiente che il Governo Conte riduca il rapporto deficit/Pil per il 2019 di qualche decimale di punto, al 2,0% o all’1,9%. Chi sostiene questo non ha ancora capito, o finge di non capire, che la Commissione Europea ha chiesto all’Italia uno sforzo ben più consistente di qualche decimale, e che il vero obiettivo è quello di rivedere scritto in una nuova versione del Draft Budgetary Plan l’obiettivo del “close to balance”, ovvero il pareggio di bilancio strutturale, quello corretto per il ciclo economico e per le componenti una tantum.

Il motivo per il quale la Commissione ha chiesto al Governo un nuovo DBP è proprio quello di veder formalizzata l’intenzione di ridurre il saldo strutturale nel corso dei prossimi tre anni per rispettare la regola del deficit e del debito. Anche abbassare il deficit nominale all’1,9% nel 2019, infatti, sarebbe irrilevante, se questa riduzione fosse ottenuta solamente con una correzione una tantum, o posticipando di qualche mese l’introduzione del reddito di cittadinanza o della ‘quota 100′. Infatti, anche introducendo queste misure a partire soltanto da giugno, come è stato scritto, risolverebbe forse il problema per il prossimo anno, ma non contribuirebbe in alcun modo ad abbassare il saldo strutturale per gli anni successivi, fallendo quindi l’obiettivo del pareggio a fine triennio. Il Governo ha infatti scritto nel suo piano programmatico della Nota di Aggiornamento al DEF un rapporto deficit/Pil del 2,1% per il 2020, che sale al 2,9% se si considerano i 13,6 miliardi di aumenti IVA ancora da sterilizzare e sul 2021 all’1,8%, che sale al 2,7% se si considerano i 15,7 miliardi sempre dell’aumento dell’IVA.

Facendo i calcoli, per fare 1,6-1,9% nel 2019; 0,8-1,2% sul 2020; 0,4-0,6% sul 2021; la manovra deve essere corretta di 8,75-15 miliardi nel 2019; 15,75-22,75 miliardi nel 2020 e 21-24,5 miliardi nel 2021. Sempre nell’ipotesi di mantenere le clausole di salvaguardia sull’IVA pari a 13,6 miliardi nel 2020 e a 15,7 miliardi nel 2021. Con queste cifre, si può quindi arrivare ad una correzione “mostre” pari a 55 miliardi nel prossimo triennio, per poter ambire all’obiettivo del “close to balance” alla fine dello stesso. Questi i numeri, questi i fatti, questa la realtà. Il tutto in un quadro congiunturale di recessione. Dire che si troverà l’accordo con l’Europa senza cambiare nulla, sia sui saldi, sia sul reddito di cittadinanza e su quota 100, è semplicemente da irresponsabili”.