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BRUNETTA: “AUMENTO RENDIMENTI TITOLI STATO CAUSATO DA CESSAZIONE QE E DA CASO CARIGE: A RISCHIO TENUTA CONTI PUBBLICI”

 

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“Il rendimento sui BTP decennali sta tornando di nuovo verso la soglia del 3,0%. Coloro che credevano che, con l’accordo raggiunto tra Governo gialloverde e Commissione Europea sulla Legge di Bilancio 2019, il pericolo di avere dei rendimenti alti sui nostri titoli di Stato si sarebbe scongiurato, si sono sbagliati di grosso. Proprio oggi, infatti, il decennale ha superato quota 2,95%, vicino ai massimi livelli dell’ultimo mese, e molto al di sopra dei rendimenti che spuntano Spagna, circa l’1,51%, e Portogallo, circa l’1,82%”.

Lo dichiara Renato Brunetta, deputato e responsabile della politica economica di Forza Italia.

“Evidentemente, una delle cause dell’aumento dei rendimenti è la cessazione del programma di acquisto dei titoli di Stato (Quantitative Easing) da parte della Banca Centrale Europea, dalla fine dell’anno scorso. Senza la forte domanda rappresentata da Francoforte, i titoli di Stato devono quindi essere venduti a rendimenti più alti, ad un numero ridotto di acquirenti. Non è un caso, infatti, che l’aumento si sia registrato subito dai primi giorni dell’anno. Secondariamente, il caso CARIGE ha di nuovo lanciato l’allarme sulla tenuta del nostro sistema bancario, ormai da diverso tempo sotto l’esame degli investitori internazionali, anche per via del fatto che i nostri istituti di credito sono pieni zeppi di titoli di Stato, che pesano nei loro attivi in quanto si sono fortemente svalutati dall’avvento del Governo Conte. Il rischio è quello che il Governo debba tirare fuori altri soldi per ricapitalizzare le banche, con interventi che andrebbero ad aumentare ulteriormente il debito pubblico. Infine, gli investitori evitano di comprare BTP anche per via del rischio che continua a gravare sulla finanza pubblica italiana, dal momento che la manovra per il 2019 è sì stata approvata dal Parlamento, ma i conti pubblici rimangono lo stesso sotto stretta sorveglianza da parte di Bruxelles, con il rischio di un’apertura della procedura di infrazione per debito eccessivo ancora aperto. Senza contare che, complice il deteriorarsi dell’economia internazionale, la crescita del Pil italiano sarà ben al di sotto di quella prevista dal Governo, con la possibilità che l’Esecutivo debba intervenire con una nuova correzione dei conti”.