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DL RISTORO: BRUNETTA-ZANETTI: “CONSIGLIO NON RICHIESTO AL PRESIDENTE CONTE: QUELLI CHE APPROVERAI DOMANI DEVONO ESSERE RISARCIMENTI, NON MERI RISTORI O INDENNIZZI. E NON È SOLO UNA QUESTIONE SEMANTICA”

 

brunetta-zanetti

 

“Il Governo continua a parlare di ristori e indennizzi, ma questa volta sarebbe il caso che ammettesse che, ai gestori delle attività oggetto di chiusure di diritto o di fatto (perché alcune delle restrizioni previste equivalgono a chiusure di fatto), competono dei veri e propri risarcimenti. Non è solo una questione semantica, è una questione dannatamente concreta. Dal punto di vista strettamente tecnico, la parola “indennizzo” si diversifica dalla parola “risarcimento” poiché quest’ultima è normalmente adoperata per indicare il “ristoro” del danno ricevuto da terzi, vuoi per responsabilità cosiddetta “contrattuale”, vuoi per responsabilità “extracontrattuale”. Con il termine “risarcimento”, pertanto, si suole normalmente indicare il “quantum” dovuto da un terzo per un danno derivante da responsabilità. Il termine “indennizzo”, viceversa, è adoperato usualmente con riferimento a quella somma – normalmente prestabilita contrattualmente – che è dovuta in virtù della esistenza di una polizza privata stipulata dal singolo a garanzia di un rischio della vita comune (infortuni, malattie, furto, incendio, scoppio etc.), ovvero di una assicurazione di tipo “sociale”, quali quelle prestate da Enti come l’I.N.P.S. o l’I.N.AI.L., che intervengono ad “indennizzare”, con una somma scaturente da un sistema di calcolo prestabilito, la vittima di un danno accidentale”.

Lo scrivono in una nota congiunta Renato Brunetta, deputato e responsabile economico di Forza Italia, ed Enrico Zanetti, già viceministro dell’Economia.

“Si può pertanto dire – seppure in pura linea teorica – che mentre il “risarcimento” di un danno tende al pieno ripristino della situazione che esisteva prima che il danno stesso si producesse, l’indennizzo consiste in un intervento riparatore economico non necessariamente commisurato alla effettiva entità del danno sopportato dall’avente diritto, ma agganciato a parametri prestabiliti per legge o per contratto.

Se, ad esempio, un incendio viene provocato dalla colpa o dal dolo di un terzo, il danneggiato avrà diritto a ricevere da quest’ultimo l’integrale risarcimento del danno subito. Se però lo stesso incendio si sviluppa per cause accidentali, come un corto circuito, il danneggiato – laddove sia stato previdente ed abbia stipulato un contratto assicurativo – avrà diritto, in base a quella polizza, a ricevere dall’assicuratore un “indennizzo” che può non corrispondere con la effettiva entità dei danni causati dall’incendio, ma solo con il “massimale” previsto dal contratto assicurativo.

Così come ha fatto la scorsa primavera, il Governo vorrebbe comportarsi, con i gestori delle attività chiuse di diritto o di fatto, come la compagnia di assicurazione che indennizza, nei limiti dei “massimali” che stabilità nelle norme. Questa volta, però, è troppo comodo. Nei confronti di quelle attività, il Governo non è l’assicuratore che può limitarsi a indennizzare, è colui che causa il danno che dovrebbe risarcire. Non siamo infatti, come nella scorsa primavera, in presenza di un lockdown generalizzato che chiudeva tutto, tranne le attività essenziali espressamente elencate. Siamo in presenza di una situazione in cui tutto rimane aperto (a cominciare dalla libera circolazione dei cittadini), tranne le specifiche attività che il Governo decide di chiudere. Una decisione mirata del Governo, non un effetto indiretto di una decisione generale. È tempo di risarcimenti pieni, non di indennizzi parziali”.