Proponendo la Commissione d’inchiesta parlamentare sugli oscuri fatti del 2011, su cui peraltro la Procura di Roma ha aperto un fascicolo, ho maturato un’idea che mi viene naturale esporre su queste pagine.
Mi rendo conto che per tanti il concetto risulterà arcinoto. Ma ripetita juvant, anche se di questi tempi, soprattutto repetita stufant. (Appena accenni al fatto che “si è innocenti fino al terzo grado di giudizio” oppure “se le accuse dei magistrati troveranno definitivo riscontro”, ecco che ti fanno la cantilena, come se la formula fosse come il “bugiardino” dei medicinali , dove in calce c’è scritto che praticamente tutti i farmaci sono velenosi e portano in certi casi alla morte, ma tanto tutti fanno finta di niente e in fondo non ci credono).
Il concetto che vorrei esprimere è quello di “garantismo attivo”. Si tratta di concepire i diritti umani dell’individuo sottoposto a giudizio come dinamismo di verità, e non semplicemente come giubbotto antiproiettile davanti al plotone di esecuzione dei giustizialisti. Insomma, la sfida è questa: il garantismo è motore di verità, il giustizialismo la uccide nella culla. Il primo non è solo tutela dei diritti di chi è arrestato o sottoposto a provvedimento giudiziario. Ma è anche, nel suo esercitarsi, il metodo più leale e autentico per cercare la verità. Non è solo difesa ma attacco.
Mi spiego. Il complotto del 2011 io ritengo sia un fatto acclarato. Ci sono testimonianze convergenti e fonti che si sono espresse univocamente al riguardo, pur avendo interessi e punti di vista differenti quando non avversi. Ebbene, io ritengo che le persone che io ho tirato in ballo, e come me lo hanno fatto altri, abbiano diritto di essere tutelate nella loro reputazione non solo dinanzi al Tribunale delle toghe ma a quello della storia. E questo mette in moto una ricerca onesta del vero.
L’Habeas Corpus dice che una persona deve sapere perché subisce un atto che limita la sua libertà e quindi confrontarsi con il suo accusatore, il quale deve esporre le ragioni dell’”arresto” (in francese arrêt vuol dire anche sentenza, giudizio).
Nel caso che propongo credo funzioni così. Il Parlamento tutela un bene immenso che è la democrazia. Se tra i suoi membri emerge la certezza morale di una ferita (di un golpe!) inflitta da alcuni, siano essi consapevoli o meno, italiani o foresti, è diritto inequivocabile dei cittadini cercare di conoscere, e diritto delle persone tirate in ballo di far valere la propria testimonianza sui fatti e nel frattempo difendere la propria reputazione. E magari sottoporre ad accusa gli accusatori.
La Commissione d’inchiesta che io, come capogruppo di Forza Italia, ho chiesto alla Camera di istituire, obbedisce proprio a questa duplice istanza. Cercare la verità storica. Impedire che essa sia ricostruita senza un confronto anche duro tra protagonisti e osservatori, così che nessuno – salvo lo voglia – possa essere privato della facoltà di essere testimone credibile e di rivendicare la propria lealtà, le proprie ragioni e, perché no, il proprio onore.
Insomma: il garantismo è la strada maestra per la verità, non è, come ogni tanto qualcuno vorrebbe far intendere, un percorso secondario o alternativo per l’impunità.
Per tornare al caso del “complotto”, tra l’estate e l’autunno del 2011, come ormai ampiamente divulgato, una serie di vicende dai contorni incerti, salvo la certezza della loro equivocità, portarono alle dimissioni di un governo legittimamente eletto, quello guidato da Silvio Berlusconi, e alla formazione di un esecutivo tecnico imposto all’Italia dai poteri forti nazionali ed europei.
Questa storia l’ho raccontata in un libro uscito poche settimane addietro, “Berlusconi deve cadere. Cronaca di un complotto”, e tante altre pubblicazioni, in questi mesi, hanno raccontato il lungo inverno della democrazia italiana: “Stress test. Riflessioni sulla crisi finanziaria”, del segretario al Tesoro Usa, Timothy Geithner, la serie “How the euro was saved” di Peter Spiegel sul Financial Times, “Il dilemma. 600 giorni di vertigini” dell’ex primo ministro spagnolo, José Luis Rodríguez Zapatero, “Morire di austerità. Democrazie europee con le spalle al muro” di Lorenzo Bini Smaghi, “Ammazziamo il gattopardo” di Alan Friedman.
E a questo puzzle si è aggiunto un nuovo tassello. Una ignobile e insieme meravigliosa confessione del Commissario Ue al lavoro e agli affari sociali, in scadenza, l’ungherese Laszlo Andor. Il quale, ha addotto ragioni false e risibili per giustificare il complotto per cacciare Berlusconi e il suo governo. Ma il punto è che così facendo ha ammesso il golpe.
Ora garantismo attivo vuol dire il diritto a che la frase che ho appena pronunciato, e che è di fatto un’accusa gravissima in democrazia, galleggi per aria. Si tratta, garantendo ogni tutela individuale, di esporsi ciascuno in un suo giudizio morale, politico e storico.
Dopo di che il Tribunale della storia si esprimerà non già con sentenze o “arrêts” ma per narrazioni, e la sentenza del popolo coinciderà con un voto alle elezioni. Sempre che ce lo lascino fare. Chiedo l’Habeas Corpus per la democrazia…