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La nostra opposizione netta e dura alle Ditte della sinistra che portano in malora l’Italia. Il Patto è un patto, ma non va avanti per colpa di Renzi. Sul resto lotta

 

 Berlusconi Renzi

 

Il Paese non può più sopportare il peso di un partito-mostro dalle due teste che un giorno mordendosi, un giorno leccandosi, paralizzano l’Italia.

L’ultima che tocca sopportare è questo avvilimento del Parlamento sul Jobs Act. Siccome le varie Ditte che costituiscono il conglomerato non trovano una sintesi chiara su articolo 18 e provvedimenti per far ripartire l’occupazione, che cosa fa Renzi?

Pone la fiducia su una legge delega spumosa, senza decisioni certe che la rendano davvero utile, così da portare questo pacco con il fiocco al vertice europeo di Milano, facendo credere che la riforma c’è e pure rivoluzionaria. Obbligando il Parlamento a contorsioni per la sua voglia di far bella figura in sede europea, anche se con le bolle di sapone. Che tristezza.

Il Patto del Nazareno, sia chiaro, per noi è una Bibbia. Ci abbiamo giurato, applicato la parola d’onore del nostro leader. Abbiamo accettato di convenire sui cambiamenti impressi ai suoi contenuti dai problemi interni alla maggioranza di governo. Colpi di freno e di acceleratore.

Nove volte Renzi & Boschi hanno cambiato i versetti di questo Vangelo delle riforme istituzionali e elettorali, posposto la sua incardinazione, eccetera. Noi con il massimo spirito di collaborazione abbiamo accondisceso. Si decida, però, Mister Renzi.

Sull’economia e sulla politica estera siamo più che mai oppositori duri.

 

Non distruttivi però, quello mai. Sempre pronti, a eventuale domanda di collaborazione sui contenuti, a rispondere portando il nostro patrimonio di soluzioni, invece che di problemi, come fanno invece i molti Pd quando si tratta di fare scelte coraggiose.

Dia un segno, Renzi, di recepimento delle nostre proposte sulle tasse (c’è la delega fiscale da trasformare in atti e fatti) e sulla politica estera.

Discuta di flat tax, apra a un dialogo a tutto campo per una nuova fase dei rapporti tra Usa, Europa e Russia. E troverà non il muro dei suoi gruppi parlamentari contro cui è abituato a sbattere o ad aggirare, ma gente che sa cosa vuol dire il bene comune e l’interesse nazionale.