| I |
eri durante la direzione del Partito democratico, Renzi ha per la prima volta messo il sigillo sul suo nuovo gingillo (rima baciata, come nella scuola di Siracusa, anche noi battiam le mani): il Partito della Nazione.
Noi non ce l’abbiamo con Renzi perché vuol fare il Partito della Nazione. Faccia quel che gli pare. Il Pd è suo e se lo gestisce lui come gli gira, viste le minoranze interne, che battono Renzi solo nelle chiacchiere.
La questione vera è il prezzo che la Nazione sta pagando per essere conforme al progetto di Renzi. Il trattamento Renzi la sta uccidendo. Fa ballare questo Paese sul precipizio con il suo piffero e l’accompagnamento scodinzolante dei conduttori Rai e Mediaset uniti nella danza.
Vuol conquistare il popolo con l’incantamento delle promesse azzardate, e insiste nell’inganno anche mentre vede rotolare il Paese nel burrone di una crisi devastante, e da cui non cerca di salvarlo, ma sembra quasi godere di farlo precipitare più giù, perché è forse convinto così di poterlo far suo più facilmente, al guinzaglio, morto ma suo.
Il Partito della Nazione Morta.
Sarà a capo di un cadavere di Paese. Per riuscire nel suo intento – con la complicità di giornaloni e televisioni – ha bisogno di ridurre l’offerta politica potabile a se stesso. Qui dove c’è Matteo e la sua squadra c’è la civiltà, ci sono sinistra-centro-destra in splendida armonia, il resto sono ribellismi estremistici marginali, extranazionali.
Il disegno ha una sua logica sudamericana, e finora sta funzionando. Si regge su un paradosso: quanto più le cose vanno male per la gente comune, tanto più lui allarga il suo spazio di consenso, tale e quale Peron nell’Argentina in caduta economica libera. Ma ha la stessa fragilità estrema.
Basta un soffio troppo forte, nel nostro caso un voto che lo metta in minoranza su qualcosa di serio alla Camera o al Senato, e la bolla iridescente fa pouf, e lascia nudo Renzi con il suo delirio di onnipotenza.
Sono alcune settimane, da quando Gad Lerner avvisò del disegno in corso dalle parti del Fiorentino, che stiamo mettendo in guardia da questo progetto.
Il rischio infatti è che tante brave persone ci caschino, credendo alla falsa identificazione – a cui Renzi punta furbescamente – tra il premier della sinistra e il fondatore di Forza Italia (nonché di una delle più grandi e innovative imprese del Paese, senza godere di una sola sovvenzione dello Stato).
Non c’è dubbio che Matteo abbia doti funamboliche di comunicatore. Il tutto peraltro grazie al fatto che non una, una volta soltanto, da quando è premier, abbia trovato chi abbia cercato di contendergli la palla nelle sue esibizioni televisive.
Berlusconi è altro. Le nostre proposte sono alternative, e in altro luogo de “Il Mattinale” lo documentiamo in modo dirimente. C’è un dato su cui invitiamo tutti a riflettere: Berlusconi è stato vittima di un golpe protratto; Renzi è stato premiato da questo golpe. Berlusconi era il nemico della presa del potere sull’Italia ordito dai poteri forti esteri e italiani. Renzi ne è il l’attuale referente. Certo, con vivacità e capacità attrattive ben diverse da quelle di un Mario Monti o di un Enrico Letta, ma è la stessa truppa.
Basti vedere che Scelta Civica si sta sciogliendo nel suo partitone senza volto tranne la sua maschera gioviale e Rifondazione Comunista si sta a sua volta consegnando al simpatico dittatore fiorentino.
In un interessante editoriale del “Giornale” Vincenzo Macioce demitizza ferocemente Renzi. Non è il nuovo Principe di Gramsci, ma la riedizione di Pippo Baudo. Regge finché non si paragona con la realtà della vita ma con quella degli studi televisivi.
Non creda Renzi di trovare un ventre molle in Berlusconi e in Forza Italia quando cercherà di modificare ulteriormente l’Italicum, travolgendolo per renderlo idoneo alla sua Opa sulla democrazia italiana, confiscandola anche laddove non ha alcun titolo o merito per occuparla.
Noi siamo per il bipartitismo, ma un bipartitismo onesto, lineare. L’unipartitismo è roba peronista. Ci opporremo a tutti i livelli, consegnando la verità al Paese, se ancora resta qualche spazio di comunicazione libero dall’irrenzimento.
Tanto più se conseguito forzando e lucrando su un premio di maggioranza ottenuto con legge incostituzionale alla Camera (furto di 144 deputati) e con un premio al tradimento in Senato (32 senatori). Oltretutto perseguito approfittando della mostruosità di un Berlusconi assegnato ai servizi sociali e impossibilitato a contendergli elettoralmente il premierato.
In conclusione. Non accetteremo cambiamenti leonini del Nazareno, e neppure innovazioni costituzionali che prevedano leggi tenute a bagnomaria per il comodo dei disegni renziani. Incredibile ma vero, infatti: lo ha proprio ammesso candidamente Renzi in direzione.
Terrà in sospeso la legge elettorale dopo l’approvazione del Senato, credendo di giocare con la Camera come il gatto con il topo. Attento però, caro Renzi, il popolo per un po’ sembra dormire, ma poi si sveglia. E qualche volta capita persino al Parlamento.