Socialize

RIFORME. Renzi accelera usando i 148. È deciso a spezzare il Patto. Per votarsi un Presidente di comodo. E cerca disperatamente i grillini

 

ELEZIONI: NELLA TANA DEL ROTTAMATORE ORA C'E' CAUTELA E RIFLESSIONE

Renzi ha fretta, improvvisamente fretta. Per carità, bene le riforme, bene rinnovare la legge elettorale e la nostra Costituzione. Ma ogni passaggio, soprattutto passaggi così delicati, dovrebbe avere i suoi tempi e i suoi modi. E soprattutto la crisi economica, che non accetta ad attenuarsi, imporrebbe al governo di concentrare anima e corpo in un’agenda per il rilancio del Paese.

Se si andrà a votare nel 2018, come ripete da mesi il Presidente del Consiglio, che motivo c’è di approvare la legge elettorale con tre anni d’anticipo? L’Italicum ha avuto il via libera dalla Camera dei deputati lo scorso marzo e per otto mesi è stato insabbiato a Palazzo Madama. Il motivo? Equilibri interni al Partito democratico e alla maggioranza di governo.

Adesso la legge elettorale sembra diventata la priorità assoluta per il Paese. Ma dov’era Renzi in questi otto mesi? Perché non è mai intervenuto per chiedere un’accelerazione? Perché il governo ha attaccato Brunetta quando chiedeva l’ok definitivo della legge elettorale entro Pasqua? Domande alle quali non ci sono risposte.

Il governo non parla quando dovrebbe e inonda Tg e giornali quando invece dovrebbe tacere e pensare alle vere priorità per il Paese.

Ci sorge un dubbio, che da questa nota politica abbiamo anche altre volte sollevato: non è che Renzi smania per far saltare il Patto del Nazareno per eleggersi da solo, a colpi di maggioranza, il prossimo Presidente della Repubblica?

Il dubbio viene, oggettivamente. Ci piacerebbe tanto essere smentiti. Ma ultimamente, quasi sempre ci azzecchiamo.

Il senso del Nazareno era quello di cambiare le regole insieme. Noi siamo ancora di questo parere. Nessuno strappo, nessuna prova di forza, ma cambiare la legge elettorale e fare la riforma del bicameralismo insieme. Se però siamo costretti a subire imposizioni su merito e metodo, allora il percorso diventa accidentato, caro Matteo.

Nel frattempo il nostro premier, tra mille dossier, trova anche il momento per corteggiare i grillini, per fare telefonate amichevoli agli espulsi fiorentini, per sondare nuovi terreni di conquista.

Da parte nostra grande senso di responsabilità nei confronti del Paese, ma Renzi dovrebbe fare un po’ meno il politico di professione e un po’ più il Presidente del Consiglio dei ministri.