Dichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia:
“Mentre la politica italiana si dilania sulle riforme istituzionali, gli avvertimenti dei mercati diventano sempre più frequenti. Borse giù e spread su. Almeno 5 i fattori: la crisi del Banco Espirito Santo scopre i punti deboli del sistema bancario portoghese; in Bulgaria è corsa agli sportelli della Banca Centrale Commerciale e della First Investment Bank; il bollettino della Bce prevede ‘Una ripresa molto graduale in Europa nel secondo trimestre 2014 e rischio di revisioni a ribasso delle stime in tutti i paesi dell’eurozona’; i dati macroeconomici relativi all’Italia sono disarmanti e sarà difficile realizzare gli obiettivi di crescita che si è dati il governo (+0,8%); la Federal Reserve ha annunciato per dopo l’estate la fine del Quantitative easing.
Cos’altro deve succedere per far suonare l’allarme in Europa? Stiamo raccogliendo oggi i frutti amari delle politiche economiche sbagliate imposte ai paesi dell’Eurozona dalla Germania di Angela Merkel, e l’unico Stato che riesce a trarre vantaggio da questa situazione catastrofica è, ancora una volta, quello tedesco (i tassi di interesse sui Bund tedeschi sono di nuovo ai minimi storici).
Che fare, allora, perché la storia non si ripeta? A livello europeo si deve intervenire: sulla Bce, che deve modificare il suo statuto poter attuare una politica monetaria più espansiva; sulle altre istituzioni europee (Consiglio, Commissione e Eurogruppo) affinché portino a termine le 4 unioni (bancaria, politica, economica e di bilancio), avviino un processo di mutualizzazione del debito pubblico europeo attraverso l’emissione di Eurobond/Union Bond, stimolino tutti gli Stati membri a un processo di riforme strutturali, e in particolare, chiedano alla Germania di reflazionare; sulla Banca europea degli investimenti, che deve essere ricapitalizzata per l’emissione di Project bond finalizzati a finanziare investimenti specifici in ricerca e infrastrutture.
L’Italia ha invece bisogno di una vera riforma fiscale che preveda, per esempio, una aliquota unica per tutti i contribuenti, semplificando il sistema, riducendo la pressione fiscale e, allo stesso tempo, aumentando il gettito per lo Stato attraverso il recupero dell’evasione; di una riduzione delle tasse sulla casa che, triplicate nel 2014 rispetto al 2011 hanno causato il crollo del mercato immobiliare e di un settore, quello edile, fondamentale per l’economia; di una vera riforma del mercato del lavoro, che aumenti la produttività del lavoro e di tutti i fattori produttivi, favorendo la competitività del ‘sistema Italia’.
Caro presidente Renzi, senza crescita e con il rischio di una esplosione estiva della crisi, inutile insistere con l’Europa per avere flessibilità per l’Italia, che tra l’altro non è credibile in questa richiesta perché non riesce a usare neanche i margini che le sono già stati riconosciuti (es. per il pagamento dei debiti della Pa, per il contrasto alla disoccupazione giovanile e come fondi strutturali). Fa’, piuttosto, quello che un leader che vuole essere leader continentale deve fare. L’elenco te lo abbiamo fornito, basta solo realizzarlo”.