“Sulle banche si consuma una delle peggiori tragedie della stagione renziana. In un sistema notoriamente bancocentrico come quello italiano, si tratta di un problema gravissimo che non si può certo liquidare alla maniera del premier, ossia scaricando tutte le responsabilità sul presidente della Consob, con l’idea, nel 2017, di ‘piazzare’ l’ennesimo fedelissimo toscano sia alla Consob sia alla Banca d’Italia.
Tutto ebbe inizio con l’annientamento delle banche popolari di maggiore dimensione – costrette a trasformarsi in società per azioni – e con la solenne, duplice promessa di Renzi: consolidamento bancario e bad bank sistemica. A parecchi mesi di distanza, il bilancio non può che dirsi catastrofico.
Di consolidamento nemmeno l’ombra. Non solo: tra le ‘ex popolari’, chi ha tentato il salto in borsa o è stato ricoverato nel lazzaretto del fondo di salvataggio Atlante (Popolare di Vicenza) oppure sta per finirci d’urgenza (Veneto Banca). Sempre meglio, però, di quello che è toccato alle quattro popolari ‘salvate’ nell’autunno 2015.
In quell’occasione la diplomazia renziana aveva fatto flop a Bruxelles, impedendo al fondo di tutela dei depositi (FITD) di fare ciò per cui era concepito: tamponare situazioni emergenziali. Il risultato fu una affannosa corsa contro il tempo per evitare l’applicazione del bail in. Ma la toppa fu, è proprio il caso di dirlo, peggio del buco. E chissà cosa accadrebbe oggi se al pettine venissero – Dio non voglia! – nodi ben più grandi. Come MontePaschi o Carige, tanto per intenderci”.