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Brunetta: Debiti Pa, “Palazzo Chigi si metta d’accordo con Palazzo Chigi”

 

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“È tanto evidente che Matteo Renzi ha perso la sua scommessa sul pagamento dei debiti della Pa che Palazzo Chigi ha dovuto diramare una nota per confondere le idee ai cittadini italiani. Ma Palazzo Chigi chi? I muri? Le finestre? Gli arredi? I tappeti? I saloni? I lampadari? Sbagliamo o erano le slide del presidente del Consiglio, vale a dire il capo di Palazzo Chigi, che il 12 marzo quantificavano in 68 miliardi i debiti residui della Pa da pagare entro luglio 2014, termine subito rinviato di 3 mesi, quindi ad oggi?

E anche se la quota pagata “supera ampiamente i 30 miliardi”, come afferma la nota del Palazzo, forse muri, finestre, arredi, tappeti, saloni e lampadari hanno dimenticato che 22,8 miliardi erano già stati pagati dai governi Monti e Letta prima dell’insediamento di Matteo Renzi. E che quest’ultimo ne ha liquidati, quindi, al massimo una decina, tutti da verificare. E lo sa bene il presidente del Consiglio, perché il numero 68 veniva fuori proprio dall’impegno di pagare tutti i debiti della Pa, secondo i calcoli di Banca d’Italia pari a 90 miliardi, al netto di quanto già liquidato dai precedenti governi (arrotondando per difetto: 22 miliardi).

Dunque 90 miliardi meno 22 miliardi uguale 68 miliardi. E poi se il presidente del Consiglio è davvero tanto convinto di aver rispettato l’impegno, perché il sito del Mef non è aggiornato? Perché non ci spiega tutto per filo e per segno? Altro che noterelle confuse e ridicole della domenica sera di muri, finestre, arredi, tappeti, saloni e lampadari del Palazzo. Perché il governo non dà la cifra precisa dei pagamenti effettuati e delle relative modalità? Perché non ci dà conto dell’uso di Cassa Depositi e Prestiti? Dell’uso del sistema bancario? Dell’uso della fatturazione elettronica?

Conosciamo meglio di Palazzo Chigi la differenza tra pagamento dei debiti di parte corrente e in conto capitale, e i conseguenti effetti sul deficit, perché era il meccanismo alla base dell’accordo del 2012 tra l’allora governo Monti e gli allora commissari europei Antonio Tajani e Olli Rehn. E qui ci fermiamo. Perché in un mondo normale “Basta confusione”, caro Matteo, lo diciamo noi. Una volte per tutte. E speriamo che sia una volta per tutte”.