“Ci siamo ricascati. Matteo Renzi ci ha illuso di nuovo. Il Consiglio dei ministri convocato per oggi alle 13.30 non varerà l’atteso Documento di economia e finanza (ad esser precisi, annunciato dal premier per venerdì 3 aprile e quindi già slittato di 4 giorni), ma discuterà soltanto le “linee guida”: il provvedimento vero arriverà solo venerdì 10. Ma non è detto, abituati come siamo ai rinvii di Renzi. Questo sulla forma.
Nella sostanza: da quel che emerge dalle indiscrezioni, il pareggio strutturale di bilancio è rinviato al 2018, dopo che è già slittato, nei precedenti documenti del governo Renzi, prima dal 2015 al 2016, e poi dal 2016 al 2017; incurante, il governo, di qualsiasi “ammonizione” della Commissione europea. Preoccupano, inoltre, le clausole di salvaguardia: se l’esecutivo non procede a una poderosa Spending review, che avrebbe dovuto essere già iniziata nel 2014, ma in grado da assicurare risparmi certi almeno dal secondo semestre del 2015, aumenteranno le tasse (Iva e accise) di 12,4 miliardi nel 2016; 17,8 miliardi nel 2017; 21,4 miliardi nel 2018. Per un valore cumulato, in 3 anni, di 51,6 miliardi: più di 3 punti di Pil.
E la Spending review non potrà limitarsi, come già avvenuto tante volte, al taglio di trasferimenti agli Enti locali. Perché è aumento delle tasse anche quello: per trovare un rimedio ai minori fondi, Comuni e Regioni si sentiranno autorizzati ad aumentare le addizionali comunali e regionali. Per i cittadini una partita di giro, anzi di raggiro.
Un altro tema che genera non poche perplessità è l’intenzione, manifestata, a quanto pare, dal governo, di un riordino della tassazione sugli immobili. Viene presentato come un processo di semplificazione: non più Imu e Tasi, bensì un unico balzello chiamato “Local tax”. Ma la storia ci insegna che queste rimodulazioni significano anch’esse una sola cosa: aumento della pressione fiscale. Come è avvenuto, per esempio, dal 2011 a oggi: il gettito da tassazione sugli immobili è triplicato, da circa 10 a circa 30 miliardi.
Per non parlare delle stime di crescita del Pil, riviste a rialzo dal governo rispetto ai precedenti documenti economici. Su questa maggiore crescita solo potenziale, per niente certa, si baserebbe l’impianto “espansivo”, per usare le parole orgogliose del ministro Padoan, del prossimo Def. Ma come fa il governo a spendere di più, se deve ancora coprire il deficit pregresso?
Sul Documento di economia e finanza Matteo Renzi torna a fare giochi di prestigio, illusionismo, bolle mediatiche. È tornata l’annuncite, ma nessuno ormai la beve più. E l’Europa lo aspetta al varco”.