“La versione del Tesoro è chiara. Non solo i contratti derivati non saranno mai pubblicati, ma ce ne dobbiamo fare una ragione: generano perdite per 3 miliardi di euro l’anno e ce li teniamo, con tutte le loro fluttuazioni, fino a quando non scade l’ultimo, nel 2040”. Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in una lettera al “Corriere della Sera”.
“Ma perché i cittadini italiani devono pagare di tasca propria gli errori di una gestione confusa, sbagliata del debito sovrano del nostro Paese? Se per Maria Cannata 3 miliardi di perdite sono pochi, appena ‘il 3,5% – 3,7% del costo complessivo’ del debito (Corriere di ieri), per gli italiani, soggetti a una pressione fiscale senza eguali e costretti a tirare la cinghia, pesano come un macigno. Che dire, poi, della supponenza del Tesoro? Il non voler riconoscere: ‘Scusate ho sbagliato’. Soprattutto non chiedersi dov’è la ragione più profonda degli errori che generano tante perdite”.
“Siamo in presenza di un tecnico inamovibile. Quindici anni di lunga carriera. E sotto di sé quasi nulla. Non una struttura tecnica in grado di combattere ad armi pari con le poche, ma grandi, banche d’affari con cui ha a che fare. Il dramma dello Stato italiano: tanti travet piccoli piccoli, e nelle posizioni apicali qualche burosauro, con la vocazione a far da solo. Per favore dottoressa Cannata, se ne vada. Come premessa per trasformare la gestione finora artigianale del debito italiano in qualcosa di più serio”.
“Non si può governare un debito pubblico, che supera i 2.000 miliardi di euro e che ogni anno ne costa 80, con tanta superficialità, supponenza e opacità. Del resto gli errori di previsione, aggiunti a un pizzico di malizia, sono stati tanti. I responsabili di questo scempio sono gli stessi che quando è scoppiata la tempesta degli spread, nel 2011, dovevano intervenire per evitare la speculazione finanziaria e non lo hanno fatto. Anzi, tifavano Monti e la sua teoria del baratro, quando sul baratro ci stavano portando loro, avendoci assicurato a caro prezzo sui rischi sbagliati”.
“C’è di più: prima del 2011 il Tesoro non ha mai contemplato il pericolo di rialzo dei rendimenti dei nostri titoli di Stato. Semplicemente perché era imprevedibile: la prova provata della speculazione e dell’imbroglio. L’errore del ministero dell’Economia e delle finanze è stato di non averlo denunciato subito, e di aver avvalorato la teoria del baratro, dando la responsabilità di tutto alla politica economica di Berlusconi. E Monti, Grilli, Saccomanni perché hanno taciuto la verità? Forse perché conveniva dare la colpa a Berlusconi e al suo governo, per coprire errori e interessi, variamente diffusi?”.
“Ora la verità sta venendo a galla. E diventa sempre più attuale la nostra richiesta di istituzione di una Commissione d’inchiesta sulla grande speculazione e sul grande imbroglio della crisi finanziaria dell’estate-autunno 2011. Si deve fare chiarezza. Anche perché se non la farà il Tesoro la farà la magistratura”, conclude Brunetta.