“Nel 2011, di fronte all’attacco speculativo sul nostro debito pubblico, si disse che l’Italia era sull’orlo del baratro, estate-autunno 2011, e l’Italia aveva un milione di disoccupati in meno, aveva il segno più nel tasso di crescita del prodotto interno lordo, i consumi erano più alti, gli investimenti erano più alti e l’economia, pur nella crisi di carattere generale, andava”. Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, a SkyTg24.
“Oggi abbiamo un milione di disoccupati in più, abbiamo quasi raddoppiato il tasso di disoccupazione giovanile, i consumi sono precipitati, è precitata la fiducia delle famiglie, è precipitata la fiducia delle imprese. Siamo nella deflazione, deflazione vuol dire stato catatonico del metabolismo economico: vale a dire non si compra, non si vende, non si investe, non si assume nessuno. Il Pil è in recessione ormai tecnica, due trimestri, mi pare che anche il terzo trimestre sarà negativo, il 2015 sarà molto probabilmente negativo e la disoccupazione è prevista crescere fino al 2016, vale a dire altro mezzo milione di disoccupati in più tra 2015 e 2016”.
“Cosa ci vuole per dire che siamo sull’orlo del baratro. Io l’ho detto oggi. Ma non con godimento, tutt’altro. Io sono preoccupato per l’Italia, mica per Renzi. Io sono preoccupato per l’Italia, io non sono come la sinistra del ‘tanto peggio tanto meglio’. Io vorrei che Renzi attuasse provvedimenti coraggiosi: taglio del debito, taglio della spesa pubblica improduttiva”, conclude Brunetta.