“Se questa riforma passasse andrebbe descritta così:
approvata da un Parlamento eletto in base ad una legge dichiarata incostituzionale, che gode di una dubbia e disperata legittimazione formale, ma certamente di nessuna legittimazione politica, la cui composizione è deformata e alterata da un premio di maggioranza, senza il quale nessuna riforma riuscirebbe ad essere approvata;
una maggioranza puntellata dall’apporto di parlamentari trasformisti, che hanno abbandonato i gruppi mediante i quali sono stati eletti e si rendono disponibili a sostenere all’occorrenza la maggioranza, con disinvoltura pari al disprezzo dei propri elettori;
portata avanti attraverso l’uso degli strumenti parlamentari acceleratori più estremi, come le sedute fiume, il contingentamento dei tempi, ecc;
resa possibile perché rappresenta l’assicurazione sulla durata della legislatura per tanti parlamentari che sanno essere arrivato il loro giro finale.
Forse non siamo alla vigilia di una dittatura, ma certamente assistiamo all’agonia di una democrazia in cui ogni mezzo è giustificato dal fine, in cui la Costituzione è l’occasione per esaltare il trasformismo, sottrarre il Parlamento al giudizio degli elettori proseguendone artificialmente l’esistenza e dare sostegno ad una maggioranza che non avrebbe i numeri se eletta con una legge elettorale non viziata.
Vogliamo davvero eternare questo passaggio così degradante e riprovevole nel testo della nostra Carta Costituzionale? Vogliamo davvero incidere questo marchio di infamia nella più alta delle leggi?”.