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Brunetta: Spread, “Sale per cause economico-finanziarie, Renzi si prepari al peggio”

 

“Né effetto Trump, né effetto referendum. Non sono queste le cause dell’impennata dello spread e dei rendimenti di titoli di Stato italiani che si sta verificando sui mercati finanziari. Le motivazioni, lo ribadiamo, sono tutte di natura economico-finanziaria.

I mercati stanno cominciando a credere seriamente a un imminente aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve, che presumibilmente avverrà nell’ultimo FOMC (Federal Open Market Committee) dell’anno, previsto per dicembre. La riprova sta nel fatto che anche i titoli di stato americani hanno subito un repentino aumento del rendimento.

Anche in Europa si fanno sempre più insistenti le voci di un cambiamento di politica monetaria da parte della Banca Centrale Europea, dopo che l’inflazione sta lentamente ricominciando a crescere in molti paesi europei, ad eccezione dell’Italia, come conseguenza della lieve ripresa economica e dei consumi.

Voci interne alla Bce parlano di un nuovo acquisto della banca centrale dei titoli di stato italiani avvenuto nei giorni scorsi, per evitare un ulteriore aumento dei rendimenti. Il problema è che questa strategia comincia a non sortire più gli effetti sperati e trova sempre più stati contrari, in primis la Germania. Gli economisti tedeschi hanno detto a chiare lettere che, con la ripresa economica in atto, il quantitative easing ‘non è più appropriato’. Un chiaro monito per Draghi per ridurre la sua politica monetaria ultraespansiva. Nel caso gli acquisti di titoli sovrani da parte della BCE dovessero diminuire e i tassi d’interesse risalire a livelli più normali, molti analisti prevedono scenari catastrofici per la finanza pubblica italiana.

Fino a che punto saliranno lo spread e i rendimenti dei nostri titoli? Difficile quantificarlo, ma il costo da pagare potrebbe ammontare a svariati miliardi di euro. Che dovrebbero essere trovati dal governo Renzi in ulteriori tasse e tagli”.