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Brunetta: Spread, “Su suo calo motivazioni renziane di Padoan fanno ridere”

 

“Ricordiamo a noi stessi e ricordiamo al ministro Padoan che la diminuzione degli spread cui abbiamo assistito nell’ultima settimana, guarda caso in concomitanza con l’inizio del Quantitative easing della Bce, nulla ha a che fare con la politica economica del governo, ma è dipesa, appunto, dalla politica monetaria espansiva della Banca centrale europea, dalla riduzione del prezzo del petrolio e dalla svalutazione dell’euro.
Il ministro fa, quindi, ridere quando parla di effetto delle riforme del governo italiano, e del fatto che quest’ultimo non si culla, come avvenuto, a suo dire, negli anni passati, sugli allori delle condizioni internazionali favorevoli. Di riforme del governo Renzi, infatti, non si vede neanche l’ombra. Dov’è la riforma del fisco? Dov’è la riforma della Pubblica amministrazione? E la riforma della giustizia? Quanto al Jobs act, poi, serviranno 15 anni per la sua implementazione.
Tutta merito della Bce, quindi, professor Padoan, la caduta degli spread. Quella stessa Bce che non seppe cosa fare quando nell’estate-autunno del 2011 partì la speculazione nei confronti del nostro debito sovrano, per riuscire ad arginare la quale ci sono voluti, sempre da parte della Bce, come abbiamo visto, diversi tentativi andati a vuoto (si pensi alle due aste di finanziamento agevolato alle banche per un totale di mille miliardi di euro, a dicembre 2011 e a febbraio 2012) e più di 3 anni di annunci (si pensi al “Whatever it takes” pronunciato da Draghi a Londra a luglio 2012), fino a giungere all’elaborazione della strategia finale: il Quantitative easing. Meglio tardi che mai!”.