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Conferenza “Porti, interporti e corridoi. Venezia e l’Alto Adriatico come porta dei traffici verso l’Est” (Arsenale di Venezia, Salone Nautico)

 

IL COMUNICATO CONGIUNTO

«Porti, interporti e corridoi non sono soltanto infrastrutture: sono una scelta strategica sul futuro di Venezia, del Nordest e dell’Italia nella nuova geografia economica europea. Le crisi delle rotte globali, la trasformazione dei mercati verso Est, la sicurezza delle catene di approvvigionamento e la competitività delle imprese ci dicono che le infrastrutture non sono semplici opere al servizio dello sviluppo, ma strumenti essenziali di politica industriale, ambientale e proiezione internazionale”, ha dichiarato Renato Brunetta, Presidente di Venice Sustainability Foundation. “Venezia, che per secoli ha costruito la propria forza sulla capacità di connettere mare, terra e mercati, può tornare a essere un laboratorio europeo di questa visione. L’Alto Adriatico non è una periferia del Mediterraneo, ma una frontiera avanzata dell’Europa verso l’Est e verso il mondo. Per questo Venice Sustainability Foundation ha voluto riunire istituzioni, operatori e competenze: perché da questa capacità di fare sistema dipende una parte essenziale della competitività futura del Nordest e dell’Italia. Infrastrutture integrate, territori connessi, innovazione e sostenibilità non sono parole d’ordine, ma le condizioni per trasformare una rendita geografica in sviluppo, lavoro e ruolo europeo».

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Benvenuti all’Arsenale di Venezia. Non è un caso che ci ritroviamo qui, oggi, in un luogo che per secoli è stato il più grande complesso produttivo e logistico d’Europa: il cuore della potenza marittima della Serenissima, il luogo nel quale si costruivano le navi che tenevano aperte le rotte verso l’Oriente.

Oggi ci troviamo a discutere della stessa questione che la Repubblica di Venezia affrontò durante la sua millenaria storia: come garantire la connessione tra questo angolo d’Europa e i mercati del mondo.

LA POSTA IN GIOCO

“Ogni economia è ciò che le sue infrastrutture le consentono di esserecon questo statement abbiamo scelto di aprire il nostro evento di oggi. Lo avete letto nel save the date e nel  programma della giornata.

Le guerre in corso ce lo ricordano con evidenza cinica: si colpiscono reti energetiche, idriche, digitali;  infrastrutture economiche, oltre a scuole e ospedali.

Ma le infrastrutture di trasporto restano il fattore primario, perché determinano l’accessibilità ai mercati e il grado di interrelazione tra i nodi funzionali delle economie territoriali.

Il Nordest ne è dimostrazione paradigmatica. Terra di relazioni terrestri con l’Europa, attraverso i suoi interporti. Terra di relazioni marittime con il mondo, attraverso l’Alto Adriatico. Queste sono le due facce della stessa medaglia.

E oggi questa medaglia rischia di essere opaca su entrambe le facce.

UN MONDO CHE CAMBIA ROTTA

Il contesto in cui ci muoviamo è radicalmente mutato.

La crisi del Mar Rosso ha messo a nudo la fragilità delle rotte marittime tradizionali. Il passaggio per Suez, che dal 1869 rappresenta la via maestra tra Asia ed Europa, è oggi compromesso dall’instabilità di Bab el-Mandeb, alla quale si aggiunge la guerra USA-Iran nello Stretto di Hormuz.

Ma ogni crisi porta con sé un ripensamento strategico.

E il ripensamento più significativo per noi è il progetto IMEC –  il Corridoio India-Medio Oriente-Europa – che disegna una rotta alternativa dall’India al Mediterraneo attraverso gli Emirati, l’Arabia Saudita e Israele. Un corridoio che combina trasporto marittimo e ferroviario, e che pone una domanda decisiva: quale sarà il terminale europeo di questa nuova via delle merci?

La risposta, per ragioni di pura geografia, punta naturalmente verso l’Alto Adriatico. I nostri porti sono i più vicini al baricentro economico dell’Europa. Sono i più prossimi a quella “nuova Europa” – i Balcani occidentali, l’Europa centro-orientale, l’Ucraina – nuova Europa che rappresenta la frontiera di crescita del continente. Ma la geografia, da sola non basta. Bisogna essere pronti a cogliere l’opportunità. E qui sta il nodo.

5 PORTI: UN SOLO SISTEMA

Ravenna, Venezia, Trieste, Koper, Rijeka: 5 porti in 3 Paesi, su un arco costiero che serve 270 milioni di europei. Nessuno di questi porti, singolarmente, può competere con i grandi hub del Mare del Nord.

Il divario con Rotterdam – per volumi, per scala operativa, per capacità di attrarre le grandi compagnie di navigazione– è oggi schiacciante. Ma ciò che nessuno può fare da solo, i cinque scali possono farlo insieme (fondali, retroterra, infrastrutture di collegamento, … sistemi urbani, …).

L’integrazione orizzontale – la cooperazione tra porti complementari, componenti di un unico sistema logisticoè la chiave per raggiungere la massa critica necessaria. Non si tratta di cancellare le identità o le vocazioni di ciascun porto: si tratta di sommare le forze per contendere mercato ai porti del Northern Range, offrendo ai carrier flessibilità, resilienza e una pluralità di opzioni che nessun singolo scalo può garantire.

LA SECONDA FACCIA DELLA MEDAGLIA: LA CONNESSIONE TERRESTRE VERSO EST

Ma l’Alto Adriatico non è solo una porta sul mare. È anche – o dovrebbe essere – con l’altra sua faccia,  il Nordest,  la porta verso l’Europa dell’Est.

E qui emerge la seconda strozzatura.

Il collegamento ferroviario tra l’Italia nord-orientale e la Slovenia è oggi del tutto inadeguato. Lubiana, chiave d’accesso ai mercati dell’Europa orientale, dista da Venezia più di 6 ore in treno. Poco più di 2 in automobile. La quasi totalità del traffico merci al confine italo-sloveno viaggia su gomma: inquinante, insicuro e inefficiente.

I COLLI DI BOTTIGLIA INFRASTRUTTURALI COME “DAZI INTERNI”

Il Rapporto Draghi ha denunciato che queste carenze infrastrutturali funzionano come vere e proprie “tariffe interne” dell’Unione: barriere che frammentano il mercato unico, aumentano i costi logistici e penalizzano la competitività delle imprese.

Il Corridoio Mediterraneo – l’asse che il nuovo regolamento TEN-T ridisegna da Algeciras fino a Leopoli – passa da qui. Ma se non completiamo questo anello, il Nordest resta tagliato fuori dalla dorsale ferroviaria che deve collegare il Mediterraneo occidentale con l’Ucraina e i Balcani.

LA STRATEGIA MACRO-REGIONALE EUROPEA PER L’ADRIATICO-IONIO (EUSAIR).

In questo momento l’Europa sta decidendo sull’attuazione del Quadro Finanziario pluriannuale 2028 – 2034 (MFF). Quasi 2 trilioni di euro (l’1,26% del reddito nazionale lordo dell’UE). Le strategie macroregionali sono influenzate, ma anche influenzano i percorsi di questi grandi investimenti.

La strategia dell’UE per la regione adriatico-ionica (EUSAIR) – 1 delle 4 strategie macroregionali-, del 2014, promuove la crescita e la creazione di posti di lavoro, attrattività, competitività e connettività, preservando l’ambiente – inclusi gli ecosistemi costieri e marini sani e equilibrati -.  La strategia si articola in quattro pilastri:

  • collegamenti – reti di trasporto ed energia;
  • crescita blu – pesca, acquacoltura e governance marittima-;
  • qualità ambientale;
  • turismo sostenibile.

Il nostro convegno si inserisce nel secondo pilastro, dedicato alla connettività della regione. Un’ulteriore opportunità deriva dal fatto che l’Italia assumerà la Presidenza di turno di EUSAIR, rafforzando il ruolo strategico del Veneto nel processo di aggiornamento del Piano d’azione della strategia.

IL SENSO DI QUESTA GIORNATA

Ecco il senso dell’incontro di oggi: la finestra di opportunità è aperta. Il Mediterraneo è tornato centrale. E dentro questa nuova centralità il Nord Est italiano ha un valore strategico straordinario.

Il Nord Est – con Venezia e l’Alto Adriatico – non è una periferia d’Europa.  È una porta.  Una porta verso l’Est. Verso i Balcani. Verso il Mar Nero. Verso il Mediterraneo orientale. Verso il Medio Oriente.  Significa superare l’idea del “porto” come luogo chiuso – piuttosto “hub”in dialogo con interporti, retroporti, corridoi ferroviari, piattaforme logistiche, sistemi energetici e digitali.

Il porto moderno è una “rete”, una reti di reti.

Per questo Venezia, Trieste e l’intero Alto Adriatico devono essere letti come un unico grande sistema infrastrutturale integrato, capace di proiettare l’economia del Nord Est verso i nuovi assi geopolitici del mondo. Guardiamo a:

  • sud-est: Suez e Hormuz. Le grandi rotte dell’energia, delle merci strategiche, delle filiere industriali globali;
  • est: il Mar Nero e la futura – auguriamoci presto! – ricostruzione dell’Ucraina;
  • al Mediterraneo orientale: i processi di stabilizzazione e ricostruzione che riguarderanno – prospetticamente – Siria, Gaza e l’intero quadrante del Levante.

Tutto questo produrrà una domanda immensa di logistica, cantieristica, meccanica, infrastrutture, tecnologia, componentistica industriale.

E qui il Nord Est possiede un vantaggio competitivo unico. Perché il Nord Est non è soltanto territorio. È sistema produttivo europeo.

L’Alto Adriatico e l’intero “golfo di Venezia” possono diventare la porta d’Europa verso l’Est e verso i mercati globali. Ma una porta funziona solo se ha le dimensioni adeguate a chi la deve attraversare, e se si apre in entrambe le direzioni: verso il mare e verso la terraferma. E soprattutto se si riconosce la convenienza ad aprirla.

Per questo VSF ha voluto riunire oggi, in questa sede, chi studia questi temi, chi governa i territori e chi gestisce le infrastrutture. Il confronto che seguirà – e che riguarderà il quadro geopolitico e logistico, la sicurezza delle rotte, i nodi infrastrutturali del Veneto e le strategie degli operatori – vuole essere un contributo concreto alla costruzione di una strategia condivisa per questo angolo di Europa e i mercati del mondo.

Buon lavoro a tutti noi!