“Il decreto dignità, meglio chiamarlo ‘decreto Di Maio’, è un vero e proprio imbroglio, che irrigidisce il mercato del lavoro, è contro i giovani, contro le piccole imprese e le grandi imprese multi localizzate, in Italia e all’estero, e contro il mondo del lavoro in generale”.
Lo ha detto Renato Brunetta, deputato di Forza Italia, in un’intervista a ‘Radio Radicale’.
“E’ l’ideologia comunista del Movimento 5 Stelle, che è per l’assistenzialismo e non per un’economia competitiva e liberale. E di questo chiederemo conto alla Lega, chiederemo conto a Salvini. Può stare un partito come la Lega, fortissimamente radicato al Nord, dalla parte delle piccole imprese, dei commercianti, degli artigiani, degli agricoltori, dei liberi professionisti e delle partite Iva, subire questo egemonismo dirigista rappresentato da Di Maio al governo?”.
“I disastri sono già in atto perché questo decreto, che entra subito in vigore e che di fatto è conosciuto ormai da circa un mese nelle sue grandi linee, ha già prodotto una distruzione di posti di lavoro ben superiore a quella individuata dalle tabelle ministeriali e della Ragioneria. La prima cosa che hanno fatto le imprese, quando hanno conosciuto i contenuti del decreto, è stata quella di non fare nulla, vale a dire con i contratti in scadenza di non rinnovarli. Dico io giustamente: perché con quale normativa avrebbero dovuto rinnovarli? Con la normativa del decreto, che molto probabilmente verrà cambiata?”.
In sede di dibattito parlamentare, vale a dire mentre il decreto è in sede di dibattito, certamente nessun imprenditore, sano di mente, rinnoverà nessun contratto. Avremo, quindi, mesi di perdita secca di non rinnovi fino alla trasformazione o meno in legge del decreto. Una volta che mai il decreto sarà rinnovato, le imprese decideranno: ‘mi conviene ancora fare un contratto a termine, essendo peggiorate le condizioni a causa dell’irrigidimento del mercato del lavoro, oppure è bene che io scelga altrimenti?’”.
“Avremo, secondo me, il secondo effetto una volta che il decreto, spero mai, sarà approvato. Quindi, ben al di là degli 8.000 posti di lavoro persi all’anno, come citavano le famigerate tabelle Inps-Ministero del Lavoro-Ragioneria”.