Quando c’è la fiducia, la Camera si ferma per un giorno secondo regolamento. Diciamo che la raffica di fiducie, esito di un modo di governare in totale dispregio del Parlamento, diventa un modo per esautorare due volte il popolo sovrano. Evita a governo e maggioranza voti sgraditi e a rischio su emendamenti per le norme in questione.
E, secondo effetto, consente di rinviare la discussione su temi davvero urgenti, ma su cui il Partito democratico e il governo non hanno idee chiare.
Così oggi non si dibatterà e non si voterà sulla politica estera del governo ed in particolar e sulle mozioni per il riconoscimento dello Stato di Palestina. Noi, per intenderci, ci opponiamo. Anzi ci opporremmo: ma ci è impedito da questa volontà dissolvitrice del Parlamento che continua a esprimersi negli atteggiamenti e nei metodi di questo governo. Il quale, siccome non sa che cosa scegliere, sposta più in là, sempre più in là i problemi, fino al precipizio.
Ci piacerebbe tanto aderire a proposte chiare e distinte, stabilendo una coesione nazionale su valori di libertà e democrazia nello scacchiere di crisi. La questione israelo-palestinese è di certo importantissima per chiarire da che parte stiamo in Medio Oriente e nella lotta al terrorismo islamico.
Con questo rinvio, imposto dal regolamento, il governo si salva da una imbarazzante lacerazione interna sul tema di Gerusalemme. Ma possibile che in una situazione internazionale incandescente, un partito che si professa filo-occidentale e chiede unità alle opposizioni, poi tentenni e rinvii per il suo mal di pancia? Possibilissimo, tragicamente reale.
La maggioranza e il governo sono infatti completamente allo sbando e in stato confusionale. Altro che mandare un uomo del Pd a mediare tra le tribù libiche, occorrerebbe uno dell’Onu, di quelli bravi però, per sistemare le guerre intestine al Nazareno.
E Renzi che fa? Mistero, l’unica cosa sicura è che parla e riparla, e stasera ancora alla Rai.
All’interno del Partito democratico, dopo la brevissima luna di miele vissuta per l’elezione di Mattarella alla presidenza della Repubblica, è infatti tornata la guerra tra bande. Tutti contro tutti. Renziani, bersaniani, popolari, ex giovani turchi, civatiani, con i lettiani che da qualche giorno sembrano essersi risvegliati dal lungo letargo in cui erano caduti dopo la cacciata di Enrico Letta da Palazzo Chigi.
Per questo le priorità sono lasciate ai margini. Non si parla più di provvedimenti per il rilancio della nostra economia. Tutto è sempre e solo rinviato. Lo abbiamo visto con il Jobs Act (ancora non entrato in vigore nonostante i roboanti annunci del premier), lo abbiamo visto con il fisco (rimandato dapprima al 20 febbraio e adesso spacchettato non si sa per quale strana ragione).
Abbiamo assistito in questi primi dodici mesi dell’esecutivo Renzi a un irresponsabile e ingiustificabile utilizzo della decretazione d’urgenza, che ha intasato la normale attività del Parlamento e delle sue Commissioni. Persino per questioni estremamente delicate, come la riforma delle banche popolari, il governo ha deciso di imporre un provvedimento che si è poi rivelato una groviera piena di contraddizioni e sul quale Banca d’Italia, Consob e due Procure della Repubblica hanno acceso i riflettori.
La maggioranza ha inoltre paventato nell’ultima capigruppo di Montecitorio il possibile ricorso a nuove sedute fiume per portare a casa i provvedimenti in scadenza.
Tutto ciò è gravissimo e, ribadiamo, inaccettabile.
Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, dovrebbe fermarsi e riflettere con attenzione e senso di responsabilità su questo modo di trattare le Camere quasi fossero il suo zerbino.
E invece essere molto rapido a rassicurare Israele. Non domani, oggi stesso. (Noi pubblichiamo di seguito la mozione di Forza Italia sullo Stato Palestinese, e si vedrà come la nostra posizione sia saggia e davvero occidentale).
Intanto l’Arbitro sarebbe bello si affacciasse a vedere come sta andando la partita verificando se le squadre in campo stanno rispettando le regole e l’etica della democrazia parlamentare. Che cosa aspetta a fischiare?