“Le previsioni cominciano ad essere realtà. Non vorremmo oggi essere nelle vesti del Ministro dell’Economia e non ci vogliamo iscrivere al partito dei gufi, ma le notizie economiche di oggi segnalano un peggioramento delle condizioni di fondo dell’economia italiana. L’Istat fotografa un pericoloso arretramento del mercato del lavoro e un previsto, ma significativo, rallentamento del PIL. Per l’autunno non vi è certo da stare allegri, considerate anche le continue fibrillazioni dei mercati finanziari.
L’avevamo detto, il primo effetto del decreto dignità sarà quello di aumentare la disoccupazione e rendere più difficile le assunzioni. Così è stato. Il dato di giugno registra un importante calo degli occupati (-50mila) ed un corrispondente aumento dei disoccupati (+60mila). Si tratta di una brusca correzione di rotta rispetto all’andamento degli ultimi 3 mesi. Continua ad essere preoccupante il calo di occupazione nella classe degli adulti e drammatico rimane il mercato del lavoro per i giovani. Il tasso di occupazione flette e quello di disoccupazione si attesta nuovamente all’11 per cento, aumentando in tutte le fasce di età. Peraltro questo in controtendenza con i maggiori Paesi dell’Unione europea dove la disoccupazione raggiunge i minimi dal 2008. La tenuta del mercato del lavoro è affidata, in maniera lieve, ai contratti a termine, quelli che il decreto del giovane Di Maio penalizzerà nei prossimi mesi, nonostante tutte le raccomandazioni a non farlo. Sono dati che dovrebbero indurre alla prudenza nell’assumere decisioni così traumatiche come quelle che vuole imporre il decreto dignità e alla costruzione di politiche del lavoro più flessibili e in grado di accompagnare la sempre più tenue tenuta economica. Così insegnano i testi più elementari di economia che molti ministri di questo governo sembrano non conoscere. E così ci dicono tutte le imprese e tutti gli imprenditori, questi profeti inascoltati per gli amici della Lega.
A questo evidente segnale traumatico si aggiunge subito dopo il dato della crescita che, come ormai tutti avevano previsto, segnala una importante decelerazione nel tasso di crescita, risultando il più basso degli ultimi 6 trimestri e portando pericolosamente il tasso di crescita previsto per il 2018 verso quota 1 per cento. Preoccupante è il gap che sembra nuovamente aprirsi con un’Europa che, sia pure in rallentamento, cresce nel suo insieme oltre il 2 per cento.
Infine, mentre i salari stagnano, vi è un’accelerazione nel tasso di inflazione che raggiunge l’1,5 per cento, con tensioni significative sui prezzi dei beni di largo consumo e con effetti che potrebbero essere negativamente importanti per i bilanci delle famiglie.
In questo scenario, assistiamo ad un surreale dibattito parlamentare sul decreto dignità che crea disoccupazione e fa scappare gli investitori, a dispute astratte sul nostro rapporto con l’Europa e ad un morboso interesse per assetti di potere delle società dello Stato mentre la prima emergenza dovrebbe essere quella di definire azioni di politica economica crash, che facciano ripartire l’economia. Il che significa flat tax, revisione della spesa, investimenti pubblici, maggiori politiche per l’occupazione. Era quello che il centrodestra aveva immaginato nel suo programma elettorale, quello vincente e votato da oltre il 37 per cento degli italiani. Quello che la Lega appare oggi dimenticare e di cui nessuno si occupa, al punto che gli ispettori del FMI se ne ritornano a casa, prima in assoluto, senza avere potuto identificare la politica economica del Governo. E le ombre dell’autunno e della manovra di bilancio si allungano paurosamente, anche nel rovente caldo dell’estate”.