Grillo spiaggiato e innalzato in cielo come Zeus. Venerdì-sabato-domenica: festa e comizi. Lunedì riposo come i barbieri di una volta. Martedì una scappata a Genova a mostrare che ci sono anche loro: dopo quattro giorni, bravi. Finisce male
La tracotanza di Beppe Grillo si è spiaggiata nella pista delle bighe, al Circo Massimo di Roma. Il fenomeno dei Cinque Stelle, che pareva rivoluzionario, ha dimostrato di essere vecchio dentro.
Sostituisce la democrazia con il culto del capo. Il quale, per somma ipocrisia, nega di esserlo, sostiene che a decidere tutto è la massa dispersa nella rete internet, ma poi simbolicamente si fa trasferire da una gru vicino alle nuvole per somigliare di più a Zeus, che scaglia fulmini e invettive, con il suo pelo bianco e la sua voce grattugiata dall’ira.
Si paragona a Gandhi e dice di essere devoto alla non-violenza, ma il suo linguaggio tracima tra le risate dei suoi in violenza razzista. Ieri ha usato, come argomento di denigrazione personale, caratteristiche fisiche individuali, che meriterebbero rispetto. Lo ha fatto contro Brunetta, peraltro lasciato solo nella replica, ma la cosa riguarda la civiltà e la dignità di questo Paese.
Sulle orme di Cofferati e della Cgil, per nascondere il flop, fornisce numeri delle presenze ai suoi comizi moltiplicati per dieci. Crede di essere superiore alle emergenze e alle circostanze.
Che la tragedia aspetti un attimino, che lui e i suoi discepoli hanno da sistemare i gazebo.
Brutta razza di megalomania, per cui è la storia che si deve piegare alle esigenze organizzative e propagandistiche del suo movimento.
Eccolo dunque, lui genovese, lasciare che la sua città affoghi mentre lui non ha il coraggio di sciogliere la kermesse e di spedire tutti a sgombrare i detriti e asciugare i negozi, perché guai a buttare via due lire.
Per un movimento che si dice lontano dai riti antiquati dei partiti, sarebbe stato bello il trasformare le energie spese in urla contro questo e contro quello, in un aiuto forte. Migliaia di persone che marciano non a chiudere il Parlamento o a occupare il Quirinale, come Grillo ha promesso di fare appena avrà più potere, ma dove c’è bisogno, con la pala e il secchio.
Invece che fa? A Genova ci va in parata con i suoi deputati a far vedere che lavora: a favore di telecamere. Logico. Venerdì-sabato-domenica: festa e comizi. Lunedì riposo come i barbieri di una volta. Martedì una scappata a Genova a mostrare che ci sono anche loro: dopo quattro giorni, bravi. Finisce male.