“Sin dall’inizio della sua avventura politica, Napolitano ha avuto due capisaldi esistenziali: 1) l’affermazione del comunismo in una versione umanistica, che però non disdegnava, se del caso, l’uso di carri armati e di impiccagioni esemplari, nella forma sempre attenta alle opportune migliorie per l’insediamento del Pci nelle massime stanze del potere italiano; 2) una prudente, lenta e sconfinata ambizione personale, tale da far coincidere l’ideologia comunista migliorista con il progressivo miglioramento della sua collocazione nel mondo. Insomma: sommando il punto uno e il punto due. Ovvio: per bene della causa, come no”. Lo scrive ‘Il Mattinale’, la nota politica redatta dallo staff del gruppo Forza Italia della Camera dei deputati.
“Dalla sua ascesa al Quirinale ha esercitato il suo ruolo garantendo non la Nazione intera, ma l’occupazione progressiva del potere da parte della sinistra. A costo di forzature costituzionali crescenti. La vicenda del 2011 è sintetica della sua mens. Ha convinto Fini alla scissione garantendogli un futuro di grande leader; avendo fatto fiasco, ha lasciato mano libera ai poteri forti italiani, tra cui in primis la magistratura, per mettere sotto scacco Berlusconi sul piano della reputazione internazionale. Ha preparato sin da giugno, prima dell’esplosione del grande imbroglio dello spread, la sostituzione del Cavaliere con Mario Monti. Tutto questo dovrebbe essere materia di una inchiesta parlamentare, opportunissima e doverosissima, specie dopo le rivelazioni di Tim Geithner. Ovvio che i beneficiati dal golpe non ne vogliano sapere… E tra essi c’è Renzi e tutto il Pd”.
“Dopo Monti, ecco Bersani, l’avallo dato da Napolitano ai conciliaboli dello smacchiatore infelice con i grillini, con immense perdite di tempo. Poi la rielezione con la garanzia di essere l’uomo della pacificazione e per questo l’individuazione di Enrico Letta e delle larghe intese. Pochi mesi e ha consentito la rottura di qualsiasi cammino di pacificazione di fatto ossequiando la decadenza di Berlusconi di chiara impronta anticostituzionale. E poi rifiutandosi di concepire un provvedimento di grazia che avrebbe risanato una situazione di palese negazione della democrazia e della giustizia”.
“Il resto è coerente. Al Pd tutto il potere. Il colpo finale – viste le difficoltà di Renzi a imporre le riforme con la pistola alla tempia di Berlusconi – si è inventato il preannuncio dell’annuncio, per dilatare, stringere, modificare, riservarsi tempi e modi della sua dipartita dal Colle. Così garantendosi un monumento a cavallo sulle rovine della nostra Costituzione. É un monumento effimero. Presto le sue mosse appariranno a tutti per quello che sono state: un tentativo intelligentissimo ma profondamente cinico e fazioso di garantire il potere al Pd e a se stesso una specie di corona della gloria universale”, conclude ‘Il Mattinale’.