“Vere e false riforme. Renzi parla di riforme da fare ‘costi quel che costi’, e la bolla mediatica si espande. Ma quali riforme? Quelle applaudite dalla Ue, come la Fornero su lavoro e pensioni che hanno ucciso i progressi reali fatti e certificati su questo terreno dal governo Berlusconi? Finora quelle proposte da Renzi, ad esempio il decreto Poletti e la delega del Jobs Act, sono partite bene e si sono sgonfiate grazie al Pd a maggioranza comunista e cigiellina, di cui è segretario”. Lo scrive “Il Mattinale” (www.ilmattinale.it), la nota politica redatta dallo staff del gruppo Forza Italia della Camera dei deputati.
“Renzi è renzista per la forza delle cose. Siamo al punto politico. Renzi forse vuole, ma di certo non può per la fragilità delle colonne su cui regge il suo successo. La sinistra comunista l’ha voluto per disperazione. Rinunciando all’antiberlusconismo, mandando avanti un tipo tosto che professava idee liberali. Senza in nessun modo avere chance di realizzarle. E questo Renzi lo sa o no? Come per il Poletti e il Jobs Act (senza il nostro aiuto) così con le linee guida dei nuovi provvedimenti per la scuola. Per certi versi accentuano severità e merito della riforma Berlusconi-Gelmini che portarono in piazza studenti, insegnanti, mamme e bidelli, ma oggi sono tutti calmi. Appena arriveranno in Parlamento, (scommettiamo?), sarà controriforma. Renzi è condannato dalla struttura del suo elettorato al renzismo del pavone, al di là della sua stessa volontà. Un po’ come al vertice Nato di Newport. Se non hai forza reale, devi sfamare la gente con le rose, ma prima o poi si accorgerà che il pane manca, e saranno guai, se non si fanno le vere riforme. E di queste la ricetta è quella di Berlusconi e di Forza Italia”.
“La legge della democrazia. Secondo istituti scientifici indipendenti, il miglior governo degli ultimi vent’anni è quello di Berlusconi 2008-2011. Il peggiore quello di Monti. A ruota Letta. E Renzi è in scia. Un caso? Non ci pare proprio, è la legge della sovranità popolare, quella che Mazzini descriveva come ‘vox populi, vox Dei’. Solo un governo che sia espressione del voto=vox popolare può impedire la tragica divaricazione tra dire e fare in cui oggi si dibatte il premier Renzi”, conclude “Il Mattinale”.