“Il 4 dicembre 2013 la Corte costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale delle norme della legge elettorale (legge n. 270/2005) che prevedono l’assegnazione di un premio di maggioranza – sia per la Camera dei deputati che per il Senato della Repubblica – alla lista o alla coalizione di liste che abbiano ottenuto il maggior numero di voti e che non abbiano conseguito, almeno, alla Camera, 340 seggi e al Senato, il 55% dei seggi assegnati a ciascuna Regione”. Lo scrive ‘Il Mattinale’ (www.ilmattinale.it), la nota politica redatta dallo staff del gruppo Forza Italia della Camera dei deputati.
“Prevale la continuità degli organi Stato, le Camere non cessano di operare. Ma a che prezzo? E, soprattutto, operano attraverso l’approvazione di riforme fondamentali per il Paese, a partire dalla riforma costituzionale, sfruttando i numeri di un premio di maggioranza illegittimo? Per quanto riguarda la Camera dei deputati, com’è noto, il Partito democratico e Sinistra ecologia e libertà hanno goduto di un premio di maggioranza (illegittimo) di 148 deputati. I calcoli consentono di ritenere che, senza il premio illegittimo, il centrodestra, avendo preso solo lo 0,37 per cento in meno dei voti del centrosinistra, avrebbe ottenuto in tutto solo due onorevoli in meno; cosa che avrebbe cambiato radicalmente lo scenario”.
“La domanda a questo punto è più che legittima: come si può usare il malloppo rubato agli altri partiti (sebbene senza dolo) per votare una ad una le riforme che i partiti vittime del furto non accettano? Quale è il criterio di legalità, di onestà, di buon senso che si pretende di far valere? Facciamo inoltre presente che per il momento la Camera dei deputati non ha ancora convalidato le nomine, e dunque alcuni deputati non dovrebbero essere ammessi a sedere a Montecitorio, ridisegnando la mappa dei gruppi parlamentari”.
“Ne consegue che, volendo responsabilmente applicare alla specie la sentenza della Corte costituzionale, come da essa non discende che le Camere avrebbero dovuto limitarsi ad approvare una nuova legge elettorale secondo le indicazioni della Consulta, così nemmeno deriva che da essa le Camere, ancorché giuridicamente delegittimate, possano modificare a colpi di maggioranza illegittima la vigente forma di Stato e di governo, e possano durare con questa composizione (tra l’altro alla Camera non ancora convalidata) fino al termine naturale della legislatura. Una siffatta tesi costituisce infatti una menomazione da parte del governo delle attribuzioni della Corte costituzionale, risolvendosi, tale tesi, nella violazione del giudicato costituzionale della sentenza della Consulta. Ne abbiamo abbastanza di golpe”, conclude ‘Il Mattinale’.