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R.BRUNETTA e M.TIRABOSCHI (Editoriale su ‘Il Sole 24 Ore’): “Un accordo con più certezze per stazioni appaltanti e operatori”

 

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Il processo di modernizzazione delle azioni di vigilanza, prevenzione e contrasto dei fenomeni di illegalità nella Pubblica amministrazione ha registrato una svolta poco più di dieci anni fa, con il trasferimento alla Autorità nazionale anticorruzione (Anac) dei compiti sino ad allora svolti dalla soppressa Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. La firma dell’importante accordo interistituzionale tra Anac e il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel), avvenuta lo scorso 16 giugno, segna un nuovo passo avanti destinato a generare un impatto concreto per le 44.154 stazioni appaltanti attive (dato 2024) e per migliaia di operatori economici. L’intesa prevede, accanto a importanti iniziative finalizzate alla inclusione lavorativa di quanti stanno scontando una pena detentiva in carcere o alternativa alla detenzione, la valorizzazione dell’Archivio nazionale dei contratti e degli accordi collettivi di lavoro già richiamato dal legislatore nell’ambito della riforma del Codice dei contratti pubblici.

L’Archivio dei contratti, istituito presso il Cnel dalla “legge Mattarella” del 1986, nasce proprio per rispondere a esigenze fondamentali di trasparenza, corretta identificazione dei testi contrattuali e loro conservazione nel tempo. Obiettivi centrali per garantire uno sviluppo ordinato del sistema di relazioni industriali e una piena, corretta informazione sugli assetti normativi e retributivi espressi dalla contrattazione collettiva. Grazie a questa intesa, vengono introdotte soluzioni concrete per supportare le stazioni appaltanti, nella individuazione dei contratti collettivi correttamente applicabili in funzione del settore e della tipologia di attività o di impresa. L’accordo fornisce, inoltre, strumenti utili per verifica della equivalenza tra i contratti collettivi di lavoro nell’ambito della applicazione della recente riforma della normativa del Codice degli appalti pubblici. Ciò è possibile grazie alla condivisione del patrimonio informativo detenuto da Anac e dal Cnel, oltre che attraverso specifiche attività formative e informative stesse rivolte alle stazioni appaltanti, agli operatori economici e i loro consulenti legali. Non solo. Il Cnel fornirà supporto ad Anac anche nella fase successiva alla individuazione, da parte delle stazioni appaltanti, delle attività prevalenti oggetto dell’appalto da eseguire, al fine di verificare l’equivalenza tra i contratti collettivi rispetto a quelli effettivamente adottati dal singolo operatore economico. L’intesa è stata resa possibile grazie al pieno sostegno da parte del Presidente di Anac, Giuseppe Busia, e dalla recente riorganizzazione dell’Archivio nazionale dei contratti e degli accordi collettivi di lavoro del Cnel che segna un passaggio strategico verso maggiore trasparenza e accessibilità.

L’Assemblea del Cnel, nella seduta del 24 ottobre 2024, ha varato alla unanimità una operazione di totale trasparenza e di piena accessibilità all’Archivio dei contratti collettivi anche da parte delle stazioni appaltanti chiamate a rispondere ai tanti interrogativi pratici che solleva la riforma del Codice degli appalti pubblici rispetto ai contratti di lavoro applicabili. Lo scorso 12 marzo la Commissione dell’informazione del Cnel ha, poi, dato effettivo corso alla riorganizzazione dell’Archivio – in una forma opportunamente sperimentale e con un consistente investimento in tecnologie – per rendere facilmente interrogabile un database che contiene oltre i5omila testi contrattuali tra testi vigenti e testi storici di cui è importante la conservazione. Il punto di svolta, rispetto alla operatività in materia di appalti pubblici, è stata la scelta di ordinare i contratti collettivi depositati nell’Archivio utilizzando la classificazione Ateco – per sezioni e divisioni – così da allinearsi al linguaggio adottato dal Codice degli appalti pubblici. Una “scheda contratto” consentirà, poi, di individuare agevolmente i parametri normativi e retributivi su cui formulare, ai sensi della legislazione vigente, il giudizio di equivalenza dei contratti in uso per il settore economico di riferimento. Si tratta di un percorso istituzionale di grande rilievo, che dovrà indubbiamente trovare riscontro e validazione strada facendo, ma che pone ora le basi per fornire solide risposte istituzionali alle tante incertezze e alle difficoltà operative sin qui manifestate da stazioni appaltanti e da operatori economici, in una materia tanto delicata e nevralgica per il funzionamento delle amministrazioni pubbliche e del Paese.