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Dichiarazione di voto finale dell’On. Renato Brunetta su “Legge di stabilità 2015″

 

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Signora presidente, onorevoli colleghi,

noi ieri non abbiamo dato la fiducia al Suo governo, presidente Renzi, presidente Renzi che non c’è. Che non c’è mai in questo Parlamento, che non c’è nei luoghi dell’Italia che soffre, che non è andato a Genova, signor presidente del Consiglio, che non è andato in Emilia, che va solo dove ci sono gli applausi e che non viene in Parlamento, che non viene in Parlamento nel momento in cui si approva, si dovrebbe approvare la legge più importante della legislatura, la legge di stabilità. E questo la dice lunga, signor presidente del Consiglio che non c’è, sul suo rispetto verso le istituzioni.

E oggi noi voteremo contro questa Legge di stabilità.

Forza Italia dice risolutamente di no a una legge di stabilità pessima, perfetta espressione di chi ha il coraggio di proporla sostenuto da una maggioranzasenza legittimità democratica e costituzionale.

Noi ci permettiamo, abbiamo il dovere di permetterci, prima ancora di contestare le cifre e i dati della legge che oggi è sottoposta al voto della Camera, di fornire un numero che marchia il Suo governo, la sua maggioranza, presidente Renzi che non c’è.

Il numero è 148, glielo sillabo: cen-to-qua-ran-tot-to.

Tanti sono i deputati che la coalizione di sinistra ha ottenuto espropriando, secondo la Corte Costituzionale, il popolo italiano della sua sovranità.

Il presidente del Consiglio non può pretendere, in una situazione di gravissima emergenza che esigerebbe l’umiltà della coesione nazionale, di definire chi si oppone gufo o rosicone, e poi di governare il Paese a colpi di maggioranza, a colpi di fiducia, abusando della presenza di tanti deputati oggettivamente abusivi.

Il nostro è dunque un giudizio drammaticamente negativo, che si somma ad un giudizio negativo su questa legge, la peggiore di sempre nel momento economico peggiore della nostra storia repubblicana.

Tanto più che  oggi siamo qui a votare un provvedimento per cui il governo, il suo governo, signor presidente che non c’è, venerdì ha ricevuto un “rinvio a giudizio” dall’Europa.

Quell’Europa che in questo semestre ha avuto la Sua, come dire, non irresistibile presidenza.  E siamo al merito.

Con la sua opinion, con il suo parere sulla Legge di stabilità, infatti, la Commissione europea ha bocciato la politica economica del Suo governo, presidente Renzi, definita “a rischio di non conformità con il Patto di stabilità e crescita”, e ha ribadito di essere ancora “in attesa del programma di riforme strutturali annunciato dall’esecutivo”.

Con due brevi frasi la Commissione ha stigmatizzato il Suo governo: conti in disordine e politica degli annunci.

Due brevi frasi da cui emerge un giudizio netto e duro.

Due brevi frasi da cui trarre due gravi conclusioni:

La politica economica del governo italiano ha prodotto diffidenza da parte degli osservatori internazionali, e incertezza nel paese. Diffidenza e incertezza che non potranno che tradursi in un giudizio di sfiducia da parte dei mercati. E si fanno sempre più insistenti le voci di tempesta finanziaria in arrivo sul debito sovrano del nostro paese.

L’Italia che, anche in virtù del semestre di presidenza dell’Ue, avrebbe dovuto assumere un ruolo traente, dinamico e di leadership, in realtà è stata messa sotto osservazione da parte della Commissione europea, sotto tutela e sottoposta a feroci critiche.

Lei, presidente Renzi, che voleva garantire la certezza della crescita in Italia, in realtà sta producendo solo recessione e deflazione, nella totale incertezza del futuro.

Il “rinvio a giudizio” da parte dell’Europa, conseguenza della politica economica sbagliata del suo governo, pone il nostro paese in una condizione disubalternitàci toglie autonomia, ci toglie libertà: restringe la nostra sovranità nazionale.

Bel risultato, signor presidente del Consiglio che non c’è.

Eppure, quello di venerdì è, in ordine di tempo, solo l’ultimo passaggio di un percorso sbagliato che inizia da lontano. Che inizia da quando questo governo si è insediato, il 22 febbraio 2014.

Un percorso di politica economica sbagliata che inizia con la presentazione del Documento di economia e finanza, l’8 aprile 2014, con cui si preparava il terreno al famigerato bonus degli 80 euro e cominciava lo scasso dei conti pubblici italiani.

Un percorso sbagliato che comincia con il rinvio, con il Def di aprile, del pareggio di bilancio dal 2015 al 2016.

Richiesta respinta dal Consiglio europeo dell’8 luglio 2014, che raccomandava, invece, un rafforzamento delle misure di bilancio già per il 2014. Altro che rinvio al 2016.

Per tutta risposta, nella Nota di aggiornamento al Def, approvata in consiglio dei ministri il 30 settembre 2014, e con la Legge di stabilità presentata il 15 ottobre 2014, che oggi votiamo in prima lettura in questa Camera, il Suo governo ha ritenuto opportuno spostare avanti ancora di un anno, al 2017, il pareggio di bilancio.

Il Suo governo, presidente, doveva cambiare il verso all’Europa. Invece non ha cambiato un bel nulla!

Un governo che si accontenta dell’aglietto del piano Juncker degli investimenti. Un imbroglio finalizzato a coprire, come una ridicola foglia di fico, l’egoismo egemonico tedesco e i tragici errori di politica economica nella gestione della crisi della Commissione europea dal 2008 a oggi.

Il solito imbroglio europeo, insomma, di cui, però, Lei, presidente Renzi che non c’è, e il suo ministro del Tesoro, presidenti di turno dell’Unione europea, vi dite soddisfatti. Contenti voi!

La vera risposta per superare la crisi nell’eurozona, onorevoli colleghi, è e resta una sola: la reflazione in Germania.

Vale a dire, per la Germania:

  • rilancio della domanda interna;
  • stimolo a consumi e investimenti;
  • aumento dei salari;
  • aumento dell’inflazione fino al suo livello fisiologico del 2%
  • con conseguente aumento dei rendimenti dei titoli del debito pubblico tedesco;
  • con conseguente svalutazione dell’euro, troppo forte nei confronti delle altre monete.

Di questo Lei avrebbe dovuto farsi promotore in Europa, presidente, altro che parlare di Telemaco.

La realtà, presidente del consiglio che non c’è, presidente Renzi, ha la testa dura.

Il bonus degli 80 euro non ha per nulla rilanciato i consumi.

Le imprese continuano a non investire e a fuggire dall’Italia.

La disoccupazione è ai massimi storici nella storia del nostro paese.

Non è travisando i fatti che si aumenta il prestigio dell’esecutivo italiano e della sua politica economica. Non è inventandosi 120000 nuovi posti di lavoro che non esistono, signor presidente del Consiglio, oggi Ricolfi lo ha spiegato molto bene, che si imbroglia l’Italia.

Molto meglio dire le cose come stanno, ed essere così credibili, piuttosto che creare bolle. Sarebbe meglio dire raccontare balle, signor presidente del Consiglio che non c’è.

In questo lei è bravissimo, signor presidente Renzi.

Ma in questo momento l’Italia ha bisogno di tutto, tranne che difalsificazioni della realtà.

Ha bisogno di tutto, meno che di un governo senza senso della responsabilità storica, senza sensibilità democratica, che finora ha regalato solo slides, chiacchiere e illusioni.

 

Vede, signor presidente del Consiglio che non c’è, non è minacciando colpi di maggioranza, non è minacciando riforme costituzionali e riforme elettorali a colpi di maggioranza che si risolvono i problemi del Paese. Vede, il vulnus dei 148 deputati abusivi si poteva risolvere con l’equilibrio del fare le riforme insieme, questo che è stati chiamato il patto del Nazareno. Bene, quando lei dice che si fa come vuole lei sul patto del Nazareno, tanto sulla riforma del bicameralismo quando sul piano della riforma elettorale, lei riproduce la ferita istituzionale gravissima dei 148 parlamentari abusivi. Non è a colpi di maggioranza, signor presidente del Consiglio, che si riforma la Costituzione, non è a colpi di maggioranza che si fa una nuova legge elettorale, sanando, per modo di dire, la ferita dei 148. Vede, signor presidente del Consiglio che non c’è, lei può fare anche tre fiducie consecutive sulla legge di stabilità, salvo poi non venire alla seduta finale, lei può fare trenta, quaranta fiducie, ma non ha la fiducia del Paese, lo abbiamo visto con le ultime elezioni in Emilia, e su questa realtà dura per lei, signor presidente del Consiglio che non c’è, questo Paese deve essere chiamato al più presto a esprimersi e si esprimerà contro di lei, signor presidente del Consiglio che non c’è.