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ECONOMIA e EUROPA. Editoriale in forma di lettera. Cosa porta Renzi domani a Bruxelles?

 

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residente Renzi, domani lei sarà a Bruxelles. Che Italia porta con sé? Quella fasulla l’ha depositata nel suo discorso al Senato, dopo averla propinata agli italiani con la sua loquela ipnotica nella più spaventosa occupazione televisiva dal tempo dell’invasione di Cesare in Gallia.

L’Italia dove il protagonista è Lei che dispensa 80 euro ai bebè e alle mamme, preoccupandosi di latte e pannolini, non crediamo oserà estrarla dal suo sacco di Babbo Natale. L’Italia vera, e del cui stato lei è responsabile, è disperata: lo dicono i conti, ne parlano i numeri, e c’è scritto sulle facce di tanti imprenditori e di tanti giovani. Non somiglia per nulla alla rappresentazione che lei, Presidente, dà agli italiani, mascherando con uno scenario di cartapesta fiabesca l’abisso in cui la sta trascinando.

Non vogliamo far concorrenza alla lettera di Katainen e non pretendiamo che ci risponda, ha già abbastanza grane e molte slides che aspettano il suo ok, e le toccherà scegliere il colore.

L’Italia che porta a Bruxelles, e che lassù conoscono bene, a dispetto delle sue acrobazie retoriche, è la maglia nera, da che lei è al suo governo, quanto a crescita (siamo in recessione), disoccupazione e disoccupazione giovanile (rispettivamente al 12,3% e al 44,2%), crescita del debito pubblico, già oltre il 130%.

Ormai lei è a Palazzo Chigi da più di otto mesi. Questa Italia in recessione da sei anni, in questi 250 giorni di renzismo è scivolata più giù del lettismo e del montismo. Ha radicalmente peggiorato i dati che ha lasciato il governo Berlusconi.

Lei non è stato in grado di approntare alcuna riforma strutturale che consenta la liberalizzazione del mercato del lavoro incrementando seriamente le prospettive di occupazione, e ha finto di tagliare le tasse, in realtà incrementandole. Ha dotato una sola categoria di cittadini a lei affine politicamente di un bonus fiscale da ottanta euro, creando una iniquità anticostituzionale, ignorando pensionati e lavoratori autonomi, per comprarsi consensi alle europee.

La situazione della nostra democrazia è a livello di quella economica. Siamo al terzo governo il cui capo non è scelto con il voto popolare, dopo il golpe che nel 2011 ha defenestrato il legittimo inquilino di Palazzo Chigi.

Questa è l’Italia che domani lei porterà a Bruxelles, e che non ha nessun conto a posto. Non quello con la democrazia. Il suo modo, Presidente Renzi, di trattare il parlamento e le istituzioni più alte è incompatibile con il rispetto della sovranità popolare, che Lei confonde con la platea televisiva a cui viene versato l’oppio delle sue performance da basso impero mediatico.

I conti della manovra, incerti, mobili qual piuma al vento, sono stati costretti a ballare la mazurka, trascinando in questa danza grottesca il Presidente Napolitano, che non sapeva bene che cosa vagliare visto che fogli e tabelle non avevano il visto della ragioneria generale dello Stato.

Lei domani, andando a Bruxelles, presentando questa Italia, si renderà conto di aver perduto una grande occasione. Se invece di questa Italia da lei guidata con il miraggio degli annunci fasulli, avesse portato un Paese ben governato, riplasmato da riforme strutturali quali quelle da noi proposte su lavoro e fisco, e per l’attacco al debito pubblico, avrebbe oggi un’autorevolezza straordinaria nel proporre sviluppo invece del rigore cieco.

Al contrario, lei governa un’Italia che non ha alcuna credibilità né buona reputazione, e non ha chance di spostare alcun equilibrio in una Europa fragile, dove l’egemonia tedesca sarebbe oggi attaccabile per il cattivo andamento della sua economia, che paga il proprio egoismo. Ma ora temiamo lo farà pagare ancora di più al nostro Paese, impoverito dalle sue tasse crescenti per finanziare spese che non incrementano neppure la domanda interna.

Un’Europa che Lei, per la sua prova di cattivo governante, con quale autorità potrà accusare di aver perduto la sua dignità e forza di potenza capace di esercitare una propria politica di pace e di benessere sul confine dell’est e su quello meridionale?

Triste il suo viaggio a Bruxelles, signor Presidente del consiglio.

Ci lascia qui una manovra la cui verità sta tutta nelle clausole di salvaguardia stese dalla ragioneria dello Stato sotto le sue coperture arlecchinesche. Il fatto che preveda, qualora non riuscisse – e non riuscirà di certo – nella sua presuntuosa spending review e nel recupero dell’evasione fiscale, ecco che sono previsti aumenti dell’Iva fino al 25,5%. Oltre che tagli lineari e aumento di accise come le pozzanghere sotto acquazzoni amazzonici.

Cambi qualcosa, anzitutto, signor Presidente del Consiglio. C’è spazio per azioni virtuose da domani in poi. Gliele abbiamo offerte fin qui gratis, senza domandare nulla, salvo il bene dell’Italia.

Agisca. Esca dalla cupola di cristallo, abbandoni la fumisteria d’oppio degli studi televisivi. La smetta di distruggere il Paese.

Fa ancora in tempo.