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EDITORIALE/1 – DALLA FRANCIA LEZIONE BIS. Premiata la coalizione di centrodestra. Le Pen trionfante, ma a quota zero

 

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a lezione francese bis è ancora più chiara della prima, di quindici giorni fa. Ci sono ragioni evidenti per riconoscere una simmetria con la nostra situazione politica. Dunque è una ripetizione molto istruttiva. Ed è iniezione di coraggio per chi non si arrende al dominio incontrastato ed accettato fatalisticamente della sinistra.

Vediamo intanto i risultati delle amministrative d’Oltralpe. Il conteggio finale dei 101 dipartimenti francesi dopo il ballottaggio delle elezioni amministrative, vede il centrodestra Ump-Udi, che controllava 40 dipartimenti su 101, strapparne in tutto 28 alla sinistra. La sinistra, che ne controllava 61, ne strappa 1 alla destra. Il nuovo panorama vede 67 dipartimenti in mano al centrodestra e 34 alla sinistra.

A essere sconfitta è la sinistra al governo. Hollande, trionfatore nel 2012 alle presidenziali, è membro eminente del Partito socialista europeo, tale quale Renzi, di cui è alleatissimo.

Ci sono voluti tre anni perché risultasse chiara agli elettori l’incompetenza della sinistra a risolvere i problemi economici e di sicurezza oltre che di prestigio internazionale della Francia.

Il fenomeno della destra del Front National di  Marine Le Pen, antieuropeista e francamente incline all’estremismo solitario, ne esce confortato dal risultato percentuale, ma è nullo in termini pratici. Zero.

Al momento decisivo i voti mancano, restano depositati in fondo al mare, altro che “onda blue Marine”. Per auspicare di riprenderne le gesta in Italia bisogna essere autentici narcisi, il cui scopo è la pura visibilità mediatica, senza mordente nella realtà.

Guardiamo a casa nostra.

Renzi governa da poco più di un anno. Questa è la differenza non da poco che spiega la differenza di consenso tra Hollande e Renzi.

Quest’ultimo si regge ancora su una bolla mediatica che finora gli ha vellicato le guance, ma che si sta sgonfiando. Si può battere anche ora, si può battere soprattutto nella prospettiva delle future elezioni politiche: ma occorre sapergli opporre un’alternativa credibile, che sul modello francese deve veder prevalere il modello criticamente europeista, decisamente alternativo alle politiche di forti tasse e spese a pioggia della sinistra.

In Francia l’alleanza tra la coalizione gollista-centrista, guidata da Sarkozy, con il Front National non è mai stata proposta seriamente. La destra moderata e gollista francese nasce con fortissimi connotati repubblicani e antifascisti, e la dinastia dei Le Pen nasce in contrapposizione ad essa.

La storia italiana è tutta diversa, e molto più promettente sul piano delle alleanze.

Il nostro centrodestra, sviluppatosi con l’inizio della seconda Repubblica, ha come motore e catalizzatore Silvio Berlusconi e la sua Forza Italia (che al tempo includeva il centro di Casini), qualcosa di assolutamente nuovo ed insieme erede del bagaglio culturale liberale, cattolico e socialista. Berlusconi ha potuto federare in modo vincente Lega e Msi (poi An), grazie a una sintesi dove l’elemento dominante era la “rivoluzione liberale” e moderata.

Questa alleanza larga è non solo possibile, ma necessaria per vincere e niente affatto stridente quanto ai valori e al programma. Questo è ciò che (finora) ci ha distinto dal caso francese. Mentre infatti il Front National nasce “verso il fascismo”, la nostra destra ha lasciato alle spalle il fascismo; la Lega a sua volta non nasce estremista e neppure di destra, ma con connotati di identità comunitaria, essendo passata nel frattempo dal secessionismo al federalismo.

DUE POSSIBILITÀ si parano davanti a noi (e a tutto il centrodestra).

1)  Imitare pedissequamente lo schema francese. Con la Lega e Fratelli d’Italia che corrono da soli, inseguendo l’onda blu Marine che si è fragorosamente frantumata sugli scogli. Forza Italia che raduna intorno a sé forze minori del centro (sempre che non si lascino lusingare dal ruolo di vassalli piumati di Renzi). In futuro non si sa, ma oggi questo scenario è totalmente disastroso, salvo che per Renzi. E dunque irresponsabile. La lezione francese va afferrata nel senso forte che è questo: oggi in Europa l’alternativa alla sinistra non è la destra ma il centrodestra!

2)  Un’alleanza seria, strategica, in progress quanto ai contenuti, con la Lega e con Area popolare e Fratelli d’Italia. Matteo Salvini, cui non manca intelligenza e fiuto politico, comprende benissimo che il pennone di questo vascello per essere vincente deve stare al centro. La pretesa di essere il vessillifero lepenista del centrodestra in Italia condurrebbe a una sconfitta sicura. Lungi da noi insegnare a Salvini quali alleanze in Europa costruire e quali slogan scegliere. Ma in Italia funziona così. Se vuole fare il Le Pen sappia che non lo inseguiremo. Non intendiamo prenotarci alla sconfitta da qui all’eternità, oltretutto sottomettendoci ad idee che non ci somigliano e non somigliano a quelli che dominano nel ceto medio. Che è arrabbiato, ma non è rabbioso, non ha quel dna che trasforma le parole in oggetti contundenti e l’Europa in un nemico.

(Esiste una terza possibilità. Ma sarebbe la più scialba e triste di tutte. Trasformarsi in stampella del renzismo sin da oggi. Magari proponendo alleanze per le regionali, ma piegandosi a votare le riforme del Partito democratico. Votandosi così all’inesistenza. Noi siamo moderati nei valori, ma intransigenti sui principi. Non si svende la fiducia che il nostro popolo ci ha dato; non si dà neanche un centimetro di spago a chi vuole comprimere la democrazia).