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enzi ha rinunciato a presentare decreti sulla scuola e sulla banda larga. Subito usa questa scelta per dichiarare di non essere “un dittatorello”.
A noi piace che qualche volta rinunci a esercitare in modo muscolare le sue prerogative di capo del governo, cioè prendendo a schiaffi il Parlamento.
Non siamo sicuri che la deduzione fatta su se stesso dal premier sia una garanzia di sincerità. Quello che ci turba è l’arbitrarietà del suo modo di governare. Che una materia necessiti di decreto oppure sia meglio un disegno di legge non può dipendere dall’umore o dai prezzi da pagare all’interno del Partito.
Sulla SCUOLA ad esempio un decreto legge sarebbe stato indispensabile per far partire il prossimo anno scolastico. Ma se ci fosse stato il decreto Renzi avrebbe dovuto subito dire di sì o di no al sostegno di fatto dato alle scuole paritarie non statali. Qualcosa a cui noi siamo favorevolissimi. Il sì però gli avrebbe causato una guerra interna dei numerosi parlamentari provenienti dalla Cgil scuola e dai loro seguaci e sponsor nel Pd.
In caso contrario sarebbe stata una eccellente ragione di crisi di governo per l’Ncd. Non dimentichiamo che la prima rottura del centrosinistra accadde proprio su una questione simile, con il Psi allora laicista che si schierò contro…
Renzi è in questo momento gigantesco e debolissimo, come la statua di Rodi. Un dittatorello senza muscoli. Per questo più che mai occorre dar forma e operatività al Comitato di liberazione nazionale da Renzi e dai suoi cari.
In ECONOMIA, come scriviamo anche oggi, non c’è politica che sfrutti il vento favorevole dei mercati per far girare il mulino delle nostre imprese e dei consumi interni. Anzi, l’edilizia è bloccata, bloccatissima da una fiscalità spaventosa, prelevando dalle tasche del ceto medio gli ottanta euro per la presunta base sociale del Pd, peraltro anch’essa proprietaria di case…
E Renzi è costretto a enfatizzare i dati su una ripresa dell’occupazione che è indecentemente inferiore a quanto capita nel resto d’Europa.
Sulle RIFORME COSTITUZIONALI e sulla LEGGE ELETTORALE abbiamo espresso il nostro giudizio, che non è solo nostro, ma di autorevoli giuristi di vari orientamenti culturali: è un mostro al quadrato. Sta approssimandosi al voto in Aula.
L’insofferenza della minoranza del Partito democratico su un tema gravissimo è molto dubbio sfoci nell’obbedienza.
Sorci verdi in arrivo da destra e da sinistra. Più precisamente sorci azzurri e rossi.
C’è poi il caso De Luca in Campania. Qui la crepa è più che altro un avviso di cedimento della baracca.
Analizziamo.
Vincenzo De Luca è – come dice di se stesso – sindaco emerito di Salerno. E’ decaduto due volte. La prima per la legge Severino, essendo stato condannato in primo grado per abuso di ufficio. Poi rimesso in sella dal Tar, è precipitato la seconda volta per manifesta bulimia di cariche. Pretendeva di essere contemporaneamente sindaco di Salerno e ministro.
Da qui ha preso la rincorsa per le primarie che ha vinto a mani basse domenica scorsa.
Risultato? Sarà candidato governatore del Pd di Renzi un uomo che, una volta eletto, sarebbe immediatamente sospeso. Un groviglio dovuto a questa orribile legge Severino, che ha profili di incostituzionalità a non finire.
Ora i sapientoni dicono: non bisognava farlo partecipare alle primarie.
Il fatto è che le ha stravinte, e tutti conoscevano la sua condizione di condannato in primo grado e di persona destinata ad essere appesa per i piedi dalla Severino. Che si fa? Si butta al macero la volontà dei compagni? Renzi non può permetterselo.
De Luca, che è furbo, scaltro e sleale, sostiene che la Severino va cambiata. Ma non per Berlusconi ma per lui soltanto.
Lui sostiene di essere vittima di una “questione linguistica”, invece Berlusconi è condannato per frode fiscale.
Non gli porta un fico secco che sia manifestamente innocente, né che la applicazione della Severino retroattivamente gridi vendetta davanti alla Signora bendata che regge la bilancia e impugna la spada. Gli importa essere salvato lui.
Ora se dovesse accadere – e vedrete accadrà – che passi una modifica della citata legge ritagliata a favore di De Luca (e De Magistris) e lasci inalterato l’obbrobrio anti-Berlusconi, garantiamo che quella crepa esploderà frantumando il renzismo.
Le premesse ci sono tutte. Alla Camera giace una proposta di legge del Pd (prima firma l’avvocato salernitano Fulvio Bonavitacola) che toglie l’abuso d’ufficio tra le cause d’ineleggibilità.
Per ora Renzi nega questa eventualità. E se non lo fa, o lo rimuove d’imperio, con conseguenze imprevedibili per la tenuta della Ditta, o ci troveremmo davanti a una campagna elettorale falsata e il cui esito dipende non solo dai voti ma dalle decisioni dei giudici del Tar!
Faccia ciò che crede in casa sua Renzi, ma se si permette di riscrivere la Severino per il comodo del suo partito, lasciando mutilata la democrazia, sta fresco.
Dice che non lo farà. Lo dice adesso che è un dittatorello senza muscoli.
Abbiamo imparato a non fidarci.
Non a caso la ministra Boschi ha precisato: “Per ora” la Severino non cambia.