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ggi ci toccherà ancora assistere a una finzione di democrazia. Le scelte che riguardano il nostro destino di cittadini non saranno affrontate infatti dai rappresentanti eletti dal popolo sovrano, nelle sedi istituzionali, ma da un club privato, che oggi raduna il suo direttivo.
E’ così, ma non ci rassegniamo: non è possibile che le chiavi del presente e del futuro siano in mano a una direzione di partito, dove il dominus ha una maggioranza schiacciante. Il quale (essendo segretario e premier) pretende poi di usare il Parlamento come una macchina fotocopiatrice delle deliberazioni prese da se stesso e avallate dal prolungamento di se stesso (il Pd è questo ormai, nei suoi organi decisionali).
Si dice che non è bene interferire nelle questioni interne degli altri partiti. Ma questo partito è già ora il Partito Unico Renziano della Nazione, dunque siamo costretti ad interessarcene, a sperare contro ogni speranza di assistere ad una sollevazione coraggiosa della minoranza, che tolga a Renzi i numeri per imporre all’Italia la sua legge elettorale a marce di nuovo forzate.
Forza compagni della minoranza del Pd. Orsù Bersani e Cuperlo. Non permettete a Renzi di sotterrarvi nella disciplina. Se cedete oggi, sarete trattati come abiti vecchi, incellofanati e chiusi nell’armadio con la naftalina. Quasi quasi meglio una gloriosa rottamazione che questa imbalsamazione da belle statuine obbedienti.
Siamo pronti a competere con il Pd e a battere la sinistra ex comunista o persino comunista cento volte. Ma fate in modo che esista una partita onesta. Questa non lo è.
Fate in modo che non passi questo modello istituzionale pessimo, fatto di Italicum e riforma costituzionale destinati a consacrare un uomo solo al comando.
Intanto Renzi – secondo voci non smentite – si dice disponibile, pur di lasciare intatto il “suo” Italicum, a mettere mano alla riforma del Senato approvata dalla Camera.
Contraddicendosi palesemente. Ma per opportunismo, per non rischiare potrebbe accettare accomodamenti. Si badi: non cambierebbe ciò che giurava essere immodificabile per rispetto dell’opposizione con cui pure ha fatto un tratto di cammino, prima di tradire i patti. No, modificherebbe qualche articolo della Costituzione, grazie a un compromesso, con qualche settore recalcitrante del Pd.
Va così in questo Paese, dove tutto il potere è indecentemente assegnato a una direzione di partito. Neanche a un gruppo parlamentare, ma proprio a un consesso di persone come crème di un club privato.
Di questo stato di cose inaccettabile (noi lo ripetiamo da circa nove mesi) se ne stanno accorgendo anche in ambienti che pure hanno guardato con simpatia a Renzi. Parliamo di Scalfari-Repubblica, Panebianco-Corriere, Ricolfi-Sole 24Ore. Tutti i massimi costituzionalisti hanno indicato i pericoli inerenti al combinato disposto di Italicum e di monocameralismo renziano. Se fa così adesso, quando non ha ancora finito di indossare la divisa del caudillo che gli regaleranno le nuove norme, che succederà poi? La ‘democratura’, crasi di democrazia e dittatura, pare ormai inevitabile. O no?
Per questo noi ci appelliamo alle autorità dello Stato, a chiunque eserciti una funzione di vigilanza sul cuore democratico della Repubblica, perché una qualche forma di riflessione imponga di frenare la corsa verso un guasto che poi sarebbe quasi impossibile riparare.
Berlusconi ieri ha sottolineato, intervenendo al convegno romano di Forza Italia, come questo governo non sia democratico. Non avrebbe senso disporci a votare favorevolmente una riforma costituzionale cattiva solo per la presunta coerenza con un sì che abbiamo dato in passato ai medesimi articoli. Ma erano altri tempi. Renzi non aveva ancora ribaltato il tavolo istituzionale intorno a cui aveva intrapreso il cammino di pacificazione. Ci fu allora persino chi votò a favore sostenendo che il nuovo impianto costituzionale aveva in sé dei “bachi” che avrebbero imposto correzioni funzionali in successivi passaggi.
Per questo, ci pare appropriata qualsiasi forma di opposizione che punti a scuotere le coscienze e a fermare questo treno disastroso di leggi destinato a deragliare dai binari della democrazia.
Benvenuti allora gli appelli, anche quello di Corrado Passera, Presidente di Italia Unica, da cui molto ci divide. Importante oggi è manifestare e rendere operativo questo giudizio.