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IL MATTINALE (FI): COESIONE NAZIONALE A 360 GRADI O ELEZIONI

 

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“Nel 2013 la sinistra ha cercato la strada temeraria dell’accordo con i grillini, facendo una figura oscena, e distruggendo la possibilità di un accordo sereno e organico di coesione nazionale. Bruciato Bersani si apriva la prospettiva di un percorso salubre. Con tre contenuti non  separabili l’uno dall’altro. Pacificazione come fiducia e stima reciproca, condizione per la riforma istituzionale e per quelle nel campo dell’economia, che negando il rigore cieco e con una riforma fiscale radicale dessero una spinta determinante allo sviluppo”. Lo scrive ‘Il Mattinale’ (www.ilmattinale.it), la nota politica redatta dallo staff del gruppo Forza Italia della Camera dei deputati.

“Letta e il Pd hanno distrutto il basamento di una qualsiasi coesione nazionale, con il concorso della magistratura politicizzata, dichiarando il “Game over” per Berlusconi e così sostituendosi al popolo sovrano. Chi è venuto dopo, Matteo Renzi, che pure aveva coniato quella frase da campioncino di flipper, ha  proposto un metodo straordinariamente promettente per raggiungere il primario obiettivo della pacificazione democratica, così da intraprendere percorsi  di collaborazione, pur nella distinzione di maggioranza e opposizione. Promesse mancate. Ha imbottigliato il Parlamento nella discussione faticosa di due riforme progressivamente sempre più indigeribile (legge elettorale, bicameralismo paritario e Titolo V), e sul resto esibendo una povertà di competenze e un verbalismo indecente in paragone ai risultati (vedi semestre europeo)”.

“In politica estera? Zero al quadrato. In economia? I dati macroeconomici sono una sentenza di fallimento, costringerebbero alle dimissioni per confessata incompetenza qualsiasi governo sulla faccia della terra. E sul Jobs Act? Doveva essere applicato sia pure asfittico e tubercolotico il primo di gennaio. Niente. Non è un caso che i consensi di Renzi e del governo siano in crollo, come certificato da Swg e  da tutti i sondaggisti”.

“Dunque: coesione nazionale su basi nuove e a 360 gradi o elezioni. E non con il discutibile strumento che si sta votando al Senato. Consegnerebbe l’Italia ad un monopartitismo da Ddr, con tanti partiti e senza un’unica opposizione. Inoltre con l’abrogazione del finanziamento pubblico e la demonizzazione e l’impraticabilità di un sostegno privato, con la contemporanea inclusione delle preferenze e di una legge sul voto di scambio severissima, si finirebbe per consegnare alle procure i risultati delle elezioni. Un risultato che è quanto di più lontano da una democrazia occidentale. E per quanto riguarda la riforma di Senato e autonomie locali, valga la bocciatura pressoché unanime di qualsiasi giurista e costituzionalista interpellato.Dopo di che, ci viene da dire: non c’è tempo da perdere. Tito Livio scriveva che “mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata” (Tito Livio, Storie, XXI, 7, 1) ma Sagunto stavolta è molto vicina a Roma, forse anzi è già dentro Roma”, conclude ‘Il Mattinale’.