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IL NOSTRO LIMPIDO NO – Renzi arrogante e prepotente. Ha spaccato l’Italia, ha negato la pacificazione. Anche la minoranza del Pd lo riconosce. Nervosamente il premier fiorentino cerca il soccorso azzurro

 

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erlusconi è stato perentorio. Il nostro “no” di domani alla Camera nasce dal tradimento di Renzi. Non è possibile un appeasement di qualsiasi genere con chi ha mancato alla parola data. La politica è moralità. Moralità politica significa fare il bene del Paese con efficacia, e rispettare i patti. Renzi non ha fatto né l’una né l’altra cosa. Non possiamo accomodarci a servire quello che si è rivelato un disegno autoritario, oltretutto in presenza di una manifesta incapacità di far uscire il Paese dalla crisi.

Qualcuno si lamenta. Ha rimpianto dei bei momenti di lavoro comune con il Partito democratico. Nessun rinnegamento, abbiamo dato il nostro meglio. Ma Renzi ha rotto il Patto ed ha preferito gli interessi di bottega a quelli del Paese intero.

La riforma costituzionale e quella elettorale cui avevamo detto di sì, pur gravemente difettose, hanno cambiato radicalmente verso.

Lo ha spiegato a Bari il leader di Forza Italia. La controprova della giustezza dell’analisi del Cavaliere la si è avuta subito. Sostiene che non sarà il Parlamento a dire di sì, ma il popolo con il referendum.

Dimentica Renzi che il referendum è una prerogativa in mano all’opposizione, che può chiederlo oppure no, quando le modifiche della Costituzione non siano approvate dai due terzi del Parlamento.

Il secondo comma dell’art. 138 della Costituzione vigente dice: “(le modifiche) sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto di una Camera o 500mila elettori o cinque Consigli regionali”.

Renzi vuole fare la parte della maggioranza e dell’opposizione.

Bella roba: uno che vuole cambiare la Costituzione scavalcando i modi che la Costituzione prevede. Vuole acquisire un vantaggio propagandistico atteggiandosi a uomo solo al comando?

Gli ricordiamo che per il momento non è stato votato da nessuno.

Prima che chiedere il consenso alla gente sulle sue pensate, per salirci in groppa, dovrebbe lasciarsi esaminare dal popolo secondo la strada prevista dall’articolo 1 secondo comma: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Invece Renzi mostra di intenderla così: “La sovranità appartiene al popolo, ma la esercita Renzi nelle forme e nei limiti della sua convenienza”. Non funziona così. E dall’Alto Colle qualcuno dovrebbe averne competente avvertenza.

Berlusconi ha scelto oggi il no, in piena coerenza con il sì del 18 gennaio del 2014. Per capirlo basta il buon senso. Per chi non si accontenta, e ha bisogno di riferimenti più solenni, ci affidiamo allora all’etica dell’onestà politica teorizzata da Benedetto Croce. Applicata al Nazareno, dice: si possono, anzi, si devono fare patti anche su temi un po’ sghembi, accordarsi su cose imperfette o persino negative se questo aiuta a raggiungere lo scopo dell’interesse nazionale.

L’onestà di un politico sta lì. Questo interesse era ed è la “pacificazione”, la fine della “guerra civile strisciante” che in Italia durava da più di vent’anni.

Perciò tutte le modifiche e le prove di forza leonine di Renzi sono state tollerabili (a fatica) in vista di un bene superiore, finché la scelta di metodo unilaterale per il Quirinale ha spezzato il filo d’oro  che consentiva di legare in un percorso positivo anche il negativo.

Tradita da Renzi l’essenza di quel Patto, si è manifestata l’arroganza di un Partito che non è cambiato nel suo dna prepotente.

Questa deriva renziana è riconosciuta da componenti del Pd, preoccupate per la satrapia di Renzi che dal partito si traslocherebbe – senza la logica dei contrappesi essenziali in una democrazia occidentale – al sistema Paese. Citiamo Fassina, Gotor, D’Attorre.

 

Ci piace di Gotor citare una frase non secondaria, tirata contro chi gli chiede di vergognarsi di votare un no insieme a Forza Italia sia per la  riforma del bicameralismo sia per l’Italicum 2.0. Alla domanda se “non sarebbe imbarazzante votare al fianco di Berlusconi”, risponde: “Non c’è nessun serio riformista in Italia che pensa che Berlusconi sia il diavolo, questa è una caricatura: c’è il massimo rispetto per la persona e la storia politica”.

 D’Attorre propone una “battaglia alla luce del sole”.

Noi pure.

Per questo non ci stupisce il nervosismo di Renzi, piuttosto impaurito e bisognoso di soccorso azzurro.