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ILVIO BERLUSCONI È LIBERO. FINALMENTE LIBERO. Libero di parlare. Di muoversi. Libero di dare voce alle speranze e alla rabbia degli italiani. Libero di dare una voce forte e riconoscibile a quel centrodestra che rappresenta i valori liberali e conservatori in cui da sempre si identifica la maggioranza assoluta degli italiani.
Ma sì un po’ di retorica ci vuole: e allora squillino le trombe e rullino i tamburi. Non solo per convenienza politica, ma perché vogliamo bene a lui e a questa nostra Italia.
Silvio Berlusconi, il leader più amato e votato (più di duecento milioni di voti in vent’anni) nella storia della Repubblica italiana, è tornato in campo con il vigore e la motivazione di sempre: più determinato che mai.
Si è presentato subito come leader e federatore della maggioranza operosa degli italiani che costituisce il ceto medio, da intendersi come bacino di energie e di valori per far rinascere il Paese.
Non è bastato il fasullo colpo di spread del 2011, la pantomima di chi (Mario Monti) con la tasca destra paventava il rischio di non poter pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici e con l’altra versava 2.6 miliardi di euro in contanti a Morgan Stanley per una clausola messa in moto da un’agenzia di rating trattata oggi con i guanti dai suoi successori Renzi e Padoan.
Non è bastata l’assurda limitazione dell’agibilità politica di Berlusconi frutto dell’applicazione retroattiva (e dunque incostituzionale) di una legge dopo una sentenza “mostruosa” (aggettivo coniato dal Cavaliere).
Non sono bastate le limitazioni alla libertà di espressione e di movimento, come non è bastato il tradimento di chi, fingendo di cercare una pacificazione storica tra centrodestra e centrosinistra, usava il Patto del Nazareno solo per fare gli interessi del proprio partito.
Non è bastato nemmeno l’ennesimo azionamento della macchina del fango.
Chi si candida a combattere l’ingiustizia, dell’ingiustizia non ha paura.
Anzi. Ogni ingiustizia subita rafforza la convinzione della necessità di scardinare un sistema fatto di equilibri perversi, di poteri forti bramosi di piegare chi vuole tenere la schiena dritta. Per questo Silvio Berlusconi è ancora in campo. Per questo ogni attacco subito lo ha reso più forte e più determinato che mai.
Oggi, 9 marzo 2015, è venuta l’ora di guardare avanti.
Di ritrovare consapevolezza delle nostre storie e delle nostre identità con la maturità di chi la storia vuole scriverla e non raccontarla.
E’ venuto il momento – per dirla con Berlusconi – di rappresentare la parte trainante e unificante del grande centrodestra italiano: nessuno può pensare di vincere da solo.
Questo è il senso della riscossa berlusconiana: mettere da parte i personalismi e focalizzarsi sul valore aggiunto del gioco di squadra.
Trasformare la delusione in impeto, il no alle riforme in un sì alla riscossa del centrodestra e del Paese.
P.S. Al Presidente del Consiglio, dott. Matteo Renzi, un suggerimento che nella forma e nel linguaggio gli è sicuramente gradito: stia sereno.
Sbattendo le porte in faccia ad un comune percorso costituente ha deciso di imboccare una lunga strada in salita. Gli auguriamo di avere i muscoli, il fiato e i nervi per affrontarla. Al momento il premier ci pare un po’ stanchino.