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LUPI NELLA TAGLIOLA. Segnali della magistratura al governo Renzi, che si inchina prontamente. Alfano, non hai capito che il premier non vi sopporta ed è pronto a sostituirvi?

 

Lupi

M

olto istruttivo il modo con cui Matteo Renzi e persino il suo sottosegretario Graziano Delrio liquidano, lasciandolo a bagnomaria, il ministro Maurizio Lupi.

Il premier viene accreditato come infastidito, seccato, ufficialmente silente, nessuna solidarietà, neanche un’ombra.

 

Del resto perché mai dare solidarietà a uno che non è neppure indagato? Magari proprio per questo, bisognerebbe manifestargli stima se è della tua squadra.

Sempre che tu l’abbia. Delrio non l’ha fatto.

A domanda sulle eventuali dimissioni del ministro scandisce: “E’ prematuro”. Che cosa deve maturare? Sa che c’è in ballo dell’altro? Un futuro, atteso, e forse sperato, coinvolgimento? Il ministro per le infrastrutture – dicevamo – non è indagato.

Eppure le intercettazioni che lo riguardano nell’esercizio delle sue funzioni di ministro sono state propalate dal gip di Firenze in un atto pubblico, con il risultato di infilare nella rete un pesciolone idoneo a essere appeso per la coda dai mass media, a dimostrazione che comunque vada i magistrati hanno sempre a tiro di palla di fango, se non di manette, la politica. Indagato o no, ti rovino la reputazione.

E come fa a difendersi uno che non è neppure indagato. Sporcato ma non indagato.

Subito il governo ha dato mostra di aver capito la lezione. Di gran carriera Renzi-Orlando provvedono a velocizzare l’iter della legge sulla corruzione, la quale in realtà più che essere contro corrotti e corruttori, consegna alle Procure armi senza deterrenza nel caso siano usate contro le persone sbagliate.

Allungherà i tempi dei processi e quindi le possibilità di torture.

Non parliamo a vanvera. La corruzione è un male tremendo di questo Paese. Ma se resiste è perché la lotta contro questo cancro è stata condotta da pm più utilizzando sensori politici che quelli della professionalità davvero super-partes.

Renzi si inchina sistematicamente quando si muove la magistratura, ha lasciato che essa si esercitasse contro Berlusconi da lui salutata con un grazioso “the end” rivolto al leader dei moderati, salvo poi dopo la finta  di un leale cammino insieme, scaricare cinicamente una prospettiva di pacificazione, pur di occupare tutti gli spazi.

Vorremo qui far notare ad Angelino Alfano il trattamento che d’abitudine Renzi riserva ai suoi ministri.

Si è disfatto di Nunzia De Girolamo.

Ora infila in un limbo gelido il ministro in odore di essere il più propenso ad un riavvicinamento affettivo e operativo con Forza Italia.

Quale è la ragione ideale di conservare a tutti i costi una stabilità che in realtà è un susseguirsi di nulla di fatto e di umiliazioni senza benefici per l’Italia?

O forse sapete già che Renzi, spostandosi a sinistra, come da tempo va facendo, ha già pronta la squadra di soccorso grillina?

Trovate qualcosa di anomalo nel nostro giudizio, essendo Forza Italia all’opposizione, e “Il Mattinale” di più?  SIAMO GARANTISTI.

Ed essere garantisti vale per gli amici (e Lupi lo è), ma ancora di più per chi è avversario (è Lupi lo è).

In Parlamento assumeremo un atteggiamento conseguente. Non si può far dettare dai magistrati l’agenda politica e l’organigramma del governo. La Costituzione dice altro. Come dice qualcosa di diverso sulla propalazione pubblica di conversazioni private (art. 15).

La cui intercettazione, quando riguarda parlamentari, è peraltro vietata dall’art. 68 della Costituzione. Ovviamente aggirato quando un ministro o un parlamentare deve per forza telefonare per lavoro ai suoi funzionari.

Intanto non possiamo fare a meno di notare che paradossalmente il non essere indagato, rende l’intercettato più vulnerabile. Non sa da che deve difendersi, visto che reato non c’è. Come scrive benissimo Maurizio Belpietro su “Libero” il figlio ha avuto un orologio in regalo, Lupi un vestito, da un tale che aveva rapporti con la struttura del ministero delle Infrastrutture.