C’è stata una sottile censura su quanto detto dal Presidente Berlusconi al raduno romano dei Club Forza Silvio. Si è preferito evitare di misurarsi sui contenuti, e di puntare sul dato di colore. Abbiamo dato ieri ampia sintesi delle sue idee sull’Italia e sull’Europa.
Caratterizzate da un sano realismo: vale a dire dalla conclamata impossibilità per un Presidente del Consiglio italiano, stante le attuali gabbie costituzionali, ad incidere davvero.
Per questo Renzi appare dinanzi a Berlusconi come un presuntuoso dilettante, un professionista del bluff.
Berlusconi ha mostrato la sua stoffa di leader unico, ancora in questi giorni segnati dalla consapevolezza dell’ingiustizia amarissima. Concretezza e capacità di analisi derivano in lui da conoscenza ed esperienza, che sono certificate dai successi e dai consensi riscossi in ambito politico, e prima ancora in quello imprenditoriale, sportivo e sociale.
Questi sono gli atout di Berlusconi che hanno fatto e fanno di lui l’unico statista che abbiamo in Italia.
Uno statista che quando parla non illude, che non promette quello che sa di non poter mantenere.
Prima di essere stato quattro volte Presidente del Consiglio e aver presieduto innumerevoli summit con capi di Stato e di governo di tutto il mondo, è stato un imprenditore con il record di tasse pagate in Italia, uno che non ha mai licenziato nessuno né usato la Cassa integrazione, l’inventore delle televisioni commerciali, un grande costruttore edile, un uomo di sport che ha portato il Milan ad essere la squadra di calcio più blasonata al mondo, un silente filantropo.
Un uomo che conosce benissimo la macchina dello Stato, il mondo del lavoro e dell’imprenditoria e che sa bene quanto sia pericoloso in un momento così delicato per il nostro Paese promettere soluzioni da bacchetta magica per illudere un popolo in crisi, spaventato dalla mancanza di lavoro e dall’aumento della povertà.
Ecco perché Renzi non funziona come Presidente del Consiglio: viene dalla politica politicante, ha 39 anni e come curriculum può “vantare” solo la presidenza della Provincia e la guida della città di Firenze, caratterizzata la prima da sprechi e note spese “americane”, la seconda con il vergognoso tracollo del “Maggio fiorentino”, gloriosa istituzione a cui non ha saputo offrire un rilancio.
Stop, null’altro se non una lunga militanza prima nella Dc, poi con Prodi, quindi con Lapo Pistelli, con tutto il rispetto. Proprio perché non conosce la fatica della realtà e della trincea del lavoro, si sente autorizzato a sbeffeggiare i sindacati e Confindustria.
Non ha capito che con la demagogia e l’irriverenza, con le chiacchiere e le gag non si governa un Paese, a maggior ragione se in crisi, perché così si va a sbattere, e non ce lo possiamo permettere.
Ma gli italiani questo lo sanno. Per questo la loro fiducia, quando viene chiesto loro di esprimersi attraverso il voto e non quando subiscono un colpo di Stato, va a Berlusconi.
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