“I dati a consuntivo sul servizio del debito del 2013, forniti dal ministero dell’Economia e delle finanze, sotto la responsabilità di Fabrizio Saccomanni, e il confronto di essi con i dati del 2012 smentiscono il trionfalismo del presidente del consiglio, Enrico Letta, ripreso nel corso del messaggio di fine anno dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Vediamo come.
Il Mef rileva per il 2013 un costo per lo Stato per interessi sul debito pubblico di 84 miliardi di euro, a fronte di 86,7 miliardi nel 2012. Una differenza positiva, dunque, per l’Erario di soli 2,7 miliardi. E non di 5-6 miliardi (il doppio!!!) come sostenuto dal duo Letta-Napolitano. Questi ultimi, infatti, hanno calcolato il risparmio in termini di minor servizio del debito mettendo a confronto non i dati definitivi 2013 con i dati definitivi 2012 (86,7 miliardi – 84 miliardi, come correttamente fatto dal Mef), bensì confrontando i dati definitivi 2013 (84 miliardi) con le relative previsioni (89 miliardi) che, sappiamo bene, l’anno scorso il governo Monti aveva fatto in maniera eccessivamente pessimistica. Errore da matita blu: confrontare due grandezze non comparabili (specie se si hanno tutti i numeri per fare bene i conti).
Quanto allo spread Btp-Bund, è vero che esso è diminuito di 100 punti in un anno, ma non per merito del governo (i rendimenti dei nostri titoli decennali erano intorno al 4% un anno fa e tali restano ancora oggi), bensì per via dell’aumento dei rendimenti del Bund tedesco (intorno all’1% un anno fa, schizzati al 2% oggi). Esattamente quei 100 punti base che il governo Letta sostiene di aver recuperato. Al contrario, come abbiamo appena dimostrato, è stato il Bund a contribuire in modo determinante a ridurre lo spread: proprio come nella tragica estate del 2011 aveva contribuito a farlo aumentare, attraverso la vendita, da parte di Deutsche Bank, dei titoli di Stato italiani in portafoglio, che ha dato il via alla speculazione internazionale contro il nostro paese, unitamente volta ad eliminare il presidente Berlusconi a spese degli italiani.
Risparmio in termini di servizio del debito, quindi, minore rispetto a quanto sbandierato da Letta, e riduzione dello spread non merito del suo governo. Siamo di fronte all’ennesimo grande imbroglio, cui gli italiani sapranno porre rimedio non appena verrà loro consentito di esprimersi attraverso libere e democratiche elezioni”.