“Il vicepremier Luigi Di Maio prosegue imperterrito nel suo attacco agli economisti della Banca d’Italia, rei, a suo dire, di fare apposta a sostenere che l’economia italiana è entrata in recessione a partire dallo scorso trimestre, stimando che il tasso di crescita del Pil sia stato negativo del -0,1%. Qualcuno dica a Di Maio di smetterla e di iniziare a studiare la materia perché, in questo modo, fa solo del male a se stesso, al suo movimento e, cosa più importante, all’Italia. Se Di Maio capisse qualcosa di economia e sapesse leggere attentamente l’analisi fatta da via Nazionale a corredo delle previsioni di crescita, infatti, vedrebbe che questa è stata molto benevolente con il Governo, nell’esprimere il suo giudizio. Leggendo le ipotesi sulla base delle quali, la stima è stata fatta, infatti, si legge, che “lo scenario tiene conto delle misure delineate nella manovra economica per il 2019” ma che “coerentemente con i principi guida sottostanti alle previsioni dell’Eurosistema, che non consentono di tenere conto di interventi non ancora definiti con un sufficiente grado di dettaglio, il quadro macroeconomico non incorpora misure alternative di recupero del mancato gettito”. In pratica, la Banca d’Italia non ha scontato nelle sue previsioni il molto probabile innesco della clausola di salvaguardia da 2 miliardi sul deficit e l’ormai certa manovra correttiva di primavera, che la Commissione Europea imporrà all’Italia dopo aver accertato che il quadro macroeconomico sottostante la manovra è, nel frattempo, peggiorato. Se avesse tenuto in considerazione anche questi due fattori, le stime di crescita sarebbero state ben più negative”.