Compito non facile, vista l’indeterminatezza delle ipotesi avanzate e la non coincidenza temporale tra il dare – i soldi in busta paga – e l’avere: gli improbabili risparmi di spesa, destinati in larga misura a tradursi in nuove imposte o tagli delle retribuzioni di coloro che si presume non voteranno a favore della maggioranza parlamentare che sorregge Matteo Renzi. In mezzo a questo vortice la Presidenza della repubblica, chiamata ad avallare un’operazione che più elettoralistica non si può. Come ormai è da tutti – ma proprio tutti – riconosciuto.
Bastasse questo: l’ulteriore difficoltà è rappresentata dai tempi. Il Presidente ha poche ore a disposizione per varare il decreto. Se questo rigidissimo calendario non sarà rispettato, con l’immediata pubblicazione del testo sulla Gazzetta Ufficiale, non vi sarà più lo spazio minimo indispensabile per aumentare le buste paghe prima del 25 maggio: giorno in cui si apriranno le urne per le elezioni europee. Il Quirinale è quindi assediato. Stretto tra due fuochi: l’urgenza di fare presto, anche a costo di chiudere entrambi gli occhi; l’esercizio di un magistero che richiede, al contrario, il massimo del rigore. Il tutto guardando all’Europa. Che non farà sconti, quando sarà chiamata a giudicare dell’operato di tutti coloro che hanno operato in deroga ai Trattati. Scelta difficile, quindi, che rischia di mettere in discussione una credibilità consolidata da anni di onorata carriera”.