“Gli investitori internazionali stanno mandando il chiaro segnale al Governo giallo-verde di attendersi una manovra correttiva entro la primavera, come conseguenza della pessima performance, ben peggiore delle attese, registrata dall’economia italiana nel quarto trimestre del 2018, con il tasso di crescita del Pil calato del -0,2%, più del -0,1% atteso dagli analisti, e con il tasso di crescita annuale salito solo del +0,8%. Il segnale che stanno inviando è quello di essere tornati nuovamente a vendere BTP e azioni delle banche italiane, scommettendo su un altro scontro a breve con l’Europa sulla prossima manovra correttiva dei conti. Il rendimento sul BTP decennale è così tornato a salire oltre quota 2,8% all’inizio della giornata e quello sul BTP biennale sopra 0,5%, con lo spread che è risalito fino a 267 punti base. Immediate le ripercussioni sull’indice FTSE Mib del settore bancario, virato subito in rosso, vicino ai minimi livelli toccati lo scorso dicembre.
Per le banche, l’entrata in recessione dell’Italia non sarebbe potuta avvenire in un momento peggiore. Nei prossimi 18 mesi, infatti, gli istituti di credito dovranno rinnovare il 15% delle loro risorse, data la scadenza del programma Target Long Term Refinancing Operation (TLTRO) della Banca Centrale Europea del quale hanno beneficiato. Prestiti che il governatore Mario Draghi non è ancora riuscito a rinnovare, anche per la forte opposizione da parte di alcuni membri del Consiglio Direttivo appartenenti ai paesi Nordici. L’aumento del costo degli interessi praticati al dettaglio rende il finanziamento all’economia reale più difficile, senza dimenticare che una nuova recessione potrebbe far aumentare nuovamente lo stock dei non-performing loans, che faticosamente gli istituti erano riusciti a ridurre attraverso cessioni di massa. A questo riguardo, sono da poco entrate in vigore le nuove norme della vigilanza BCE sullo smaltimento degli stessi NPL, che impongono agli istituti europei l’obbligo di copertura totale entro 2 anni per i crediti non garantiti ed entro 7 anni per quelli garantiti. Il paese che più rischia di essere colpito da queste norme è, neanche a dirlo, il nostro. Senza contare, inoltre, che entro poche settimane CARIGE e MPS dovranno far capire i loro piani per trovare un partner con il quale fondersi, per evitare un possibile fallimento”.