“C’è ormai quasi una unanimità di giudizio nel valutare che il programma di centro-destra, che prevedeva un taglio delle tasse, anziché un aumento di spesa, era più sostenibile per le finanze pubbliche e con effetti più positivi sulla crescita. Di questo, la Lega se ne sta accorgendo anche a livello elettorale, dal momento che il suo elettorato, concentrato soprattutto nel ricco Nord, si sta sempre più disaffezionando a Salvini, dopo aver toccato con mano i primi effetti della recessione. Senza contare la variabile TAV, dove finora ha prevalso la linea dei Cinque Stelle che però crea altri problemi alla Lega e sulla quale ci sono prove di una nuova maggioranza in corso.
A tutto questo si aggiunge il problema dell’ormai scontata manovra correttiva da effettuare entro la prossima primavera, per effetto del degradato contesto macroeonomico e di finanza pubblica, che potrebbe valere diversi miliardi di euro. Salvini e Di Maio la negano, ma così facendo, non onorano gli impegni presi con l’Unione Europea lo scorso dicembre. Aumentano la loro non credibilità agli occhi degli osservatori internazionali, ben sapendo che il rischio è quello di un altro aumento dello spread. Senza dimenticare che la stagione delle pagelle sui conti pubblici è appena iniziata, e prevede i giudizi delle altre due agenzie di rating, Moody’s e Standard and Poor’s e il sistematico monitoraggio da parte della Commissione Europea sul raggiungimento dell’obiettivo di un rapporto deficit/Pil al 2,0% per quest’anno. Obiettivo già saltato, visto che i previsori internazionali lo quantificano ormai in un intervallo tra il 2,5 e il 3,0%. Ecco che allora la crisi di Governo appare sempre più vicina e il centrodestra potrebbe presto riprendere in mano le redini dell’Italia. A patto che, questa volta, ci si sieda davvero davanti ad un notaio per mettere per iscritto le condizioni dell’accordo”.