“Bastardellum? Viva il Bastardellum. È un bellissimo complimento per la legge elettorale. È l’eterogenesi dell’insulto. Chiunque ami i cani lo sa. I bastardelli sono i più intelligenti, fedeli, longevi, poco viziati, adattabili ma fermi. E qualche volta sanno mordere per difendere la casa e il padrone. Che nel caso della legge in questione è la democrazia e sono gli italiani che hanno diritto a essere governati, senza trucchi e senza inganni, e senza annegare o annaspare nella palude”. E’ quanto scrive “Il Mattinale”, la nota politica redatta dallo staff del gruppo Forza Italia della Camera dei deputati.
“La definizione – prosegue – è di Giovanni Sartori, che è sempre molto spiritoso. Fu lui a coniare i termini Mattarellum e Porcellum, dunque si prende il diritto di scomunicare qualunque cosa finisca in ‘um’ e che lui non abbia preventivamente battezzato. Deve avere il copyright sul nominativo neutro latino di seconda declinazione. Così, finge di essere autoironicum, pur di sistemare in testa il cappello con le orecchie d’asino a qualunque politologo e costituzionalista che abbia la ventura di contraddirlo”.
Per il Mattinale “l’Italicum. È figlio di un matrimonio politico istituzionale, esito di un nobile compromesso. Nasce dall’incontro tra due culture di origine e storia diversa. I cui leader, nonché legali rappresentanti, hanno reciprocamente accettato di rinunciare a qualcosa delle loro idee e dei loro progetti, hanno confezionato la proposta e si sono presi la responsabilità di chiedere al Parlamento di farla propria. In primis questo è compito di Renzi, che è segretario del partito di maggioranza relativa. Insomma – prosegue -, viva il Bastardellum. Vietata la vivisezione del medesimo. Morirebbe con lui la legislatura. E se invece viene approvato? Noi diciamo e ribadiamo: pacta servanda sunt. Bisogna fare prima la riforma del Titolo V e superare il Senato. Diciamo però che se il governo è così bravo insieme alla sua maggioranza di aiutare il Paese a uscire dalla crisi economica e a fare le riforme costituzionali, tanto vale che vada fino al 2018. Ci chiediamo semmai – sottolinea ‘Il Mattinale’ – perché in passato la regola è stata che appena la legge elettorale si approva si va alle urne. E perché mai Renzi abbia espresso il parere che si può andare al voto anche durante il semestre europeo, cioè in autunno”.
E sulle tempistiche ‘Il Mattinale’ è chiaro: “Dare al governo la delega per disegnare i collegi e le circoscrizioni elettorali vuol dire avere una legge pronta solo tra cinque o sei mesi, non per cattiva volontà del ministro dell’Interno, sia chiaro, ma per la complicazione obiettiva delle procedure. Con il risultato che avremmo una legge approvata da Camera e Senato ma con una lunga vacanza di applicabilità della medesima, con l’esito di negare la possibilità che il Paese vada alle urne, ciò che è anticostituzionale. Mettiamo piuttosto in mano al Parlamento – conclude -, e dunque agli uffici studi della Camera, in coordinamento con quello del Senato, la pratica. Uniremo responsabilità del Parlamento a rapidità”.