“Tamquam Papa esset. Nella Georgica di Napolitano non si è udito alcun nome di suoi pari o di potenziali interlocutori politici. Salvo uno: Papa Francesco. Non c’è dubbio che il Capo dello Stato si ponga al medesimo livello di autorità morale, con le medesime facoltà di un pontefice: di durare per sempre o di dimettersi, il tutto lasciato alla sua insindacabile volontà. Ma questo è una unicità della sfera religiosa e della Chiesa cattolica in particolare. In un regime temporale, questa indeterminatezza consegnata nella mani del Supremo è propria della dittatura. La caratteristica della democrazia è la certezza sulla durata dei tempi di una legislatura, di una presidenza, di un governo, salvo incidenti di percorso. Per il resto, erano i coronel peruviani o i generalissimi boliviani a dire: resto fin che serve, finché mi bastano le forze, ho proprio dovuto farlo, mi hanno obbligato, ma presto deciderò un’altra soluzione”. Lo scrive, nelle sue parole chiave dedicate al discorso di fine anno del presidente Napolitano, “Il Mattinale”, la nota politica redatta dallo staff del gruppo Forza Italia della Camera dei deputati.
“Voti augurali. Presidente, Lei ha detto tutto questo con sincerità e fragilità commoventi. Ma ci commuove di più il nostro popolo, la cui sovranità è stata sospesa. Lasci decidere sul Parlamento al popolo che è meglio. E poi duri al Quirinale quanto chiede la Costituzione e permette la sua salute, assicuriamo voti augurali. Proprio in tutti i sensi: voti augurali”, conclude “Il Mattinale”.