“Il centrodestra è un luogo del cuore e un luogo della società, un forziere di valori e di chiari interessi. Chi sa dare consistenza e vitalità, piaccia o no (e a noi piace assai), primarie su o giù (per noi giù), è Silvio Berlusconi. Non è questione che sia giusto o sbagliato: la realtà è questa qua. O mangia questa minestra o salta dalla finestra, dove c’è il pulviscolo dell’antipolitica o dell’inesistenza”. È quanto scrive “Il Mattinale”, la nota politica redatta dallo staff del gruppo Forza Italia della Camera dei deputati.
“L’alternativa è – continua – tra adesione alla comunità politica e umana fondata e rifondata da Silvio Berlusconi, in un rapporto di leale fraternità o la sottomissione a progetti di altri, alla sinistra pratica, che elimina chiunque non sia in linea per occuparne il posto e muovere le leve di comando (vedi caso Mastrapasqua). L’andare in corsa solitaria per Ncd, Udc, Fratelli d’Italia, Alleanza Nazionale ed altre formazioni ancora non sarebbe condannare se stessi all’annichilimento parlamentare, ma sarebbe una maniera per scegliere l’ipotesi B, cioè la sottomissione alla sinistra, perché rischierebbe di consegnare loro l’Italia”.
Per ‘Il Mattinale’: “È nella natura dei moderati, ed in particolare del leader Berlusconi, valorizzare, dialogare, tirare somme e spremere sintesi ricche di vitamine. Guai dunque a buttar via con l’acqua sporca di interessi particolaristici e di ricatti politici, il bambino. Il quale a volte, ammettiamolo, è affamato e lagnoso, ma è pur sempre una creatura di famiglia, di quella famiglia che è il centrodestra. E Berlusconi – aggiunge – li riconosce come tali, con la pari dignità che hanno tutti i membri della famiglia, ma con l’evidenza di una gerarchia che – non fossero il carisma e la storia a proclamarlo – lo griderebbero i numeri. La reciprocità del riconoscimento implica la lealtà dello sguardo e la considerazione del patrimonio che si mette insieme”.
“Mirare ad avere più voti possibili – continua -, invitando a rafforzare il partito maggiore, appartiene alla logica concorrenziale ed emulatrice delle coalizioni. Detto questo, vale la lezione di De Gasperi, che quando nel 1948 conseguì la maggioranza assoluta per la Democrazia cristiana, si alleò comunque con i partiti di centro: repubblicani, socialdemocratici e liberali. E non era un rapporto tra padrone e servi, ma tra leader, sancito per tale dalla forza dei voti, e alleati con perfetta paritetica dignità. Non ci fu bisogno di primarie, o ricordiamo male? O De Gasperi – conclude – non era abbastanza democratico?”