“A sfavore del Governo sta giocando l’aumento esponenziale di perdita di posti di lavoro dovuto all’aumento delle crisi aziendali. Ormai sono aumentate a tal punto che è difficile persino quantificare quanti tavoli di crisi siano attualmente aperti sui tavoli del MISE, ma alcune stime parlano di circa 200, pari ad una perdita di posti di lavoro quantificabile in circa 300mila unità. Cifre spaventose che coinvolgono ormai tutte le categorie di impresa, da Nord a Sud, dalle PMI alle multinazionali. Investitori e imprenditori in coda per lasciare l’Italia e investire capitali in Paesi con legislazioni più favorevoli all’imprenditoria. Nel silenzio dei media, è questo il principale motivo di preoccupazione per milioni di famiglie italiane, che si ritrovano alle prese con la cassaintegrazione (quella straordinaria è addirittura raddoppiata a giugno) e senza prospettive di reinserimento. Le cause di questo esodo di imprese senza precedenti sono tutte da ricercare nell’atteggiamento anti-capitalista, no global e statalista di questo Governo a trazione Cinque Stelle, con la politica industriale e del lavoro lasciate nelle mani di un ministro come Luigi Di Maio. Impietosi i fallimenti delle norme sul lavoro contenute nel Decreto Dignità, che ha provocato un aumento esponenziale della CIG, quelli del reddito di cittadinanza, che ha mandato in pochi mesi l’economia in recessione, e quelli del decreto anti-delocalizzazioni, che nelle parole dei Cinque Stelle avrebbe dovuto impaurire gli imprenditori che intendevano lasciare l’Italia. È avvenuto l’esatto contrario”.
Lo scrive in una nota Renato Brunetta, deputato e responsabile economico di Forza Italia.