“Ringraziamo Giorgio Napolitano dell’attenzione che ha rivolto al nostro lavoro e per la premura con cui ha risposto ai nostri interrogativi. Le nostre ‘elucubrazioni’, come il Presidente le ha chiamate, non erano rivolte contro la Sua illustre persona, ma contro il tentativo di Matteo Renzi di trascinarlo in un confronto inaccettabile, in tema di retribuzioni”. Lo scrive “Il Mattinale” (www.ilmattinale.it), la nota politica redatta dallo staff del gruppo Forza Italia della Camera dei deputati, rispondendo alla nota diffusa ieri dal Quirinale.
“Dire, infatti, che il tetto degli emolumenti dei burocrati centrali, dei manager pubblici delle società quotate in borsa e non, non può superare l’assegno che la Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica è un non senso. Non risponde cioè ad alcun criterio di razionalità amministrativa ed economica, che sia minimamente attento alle regole del mercato”.
“Ci eravamo posti il problema se la somma di 239.181 euro all’anno percepita dal Presidente – come Egli ha tenuto, con puntiglio, a precisare – fosse al lordo o al netto delle imposte, per la semplice ragione che il regime fiscale, che grava sul reddito dei dipendenti, è diverso. Le indennità parlamentari, quelle inerenti qualsiasi carica elettiva, lo stesso assegno del Presidente della Repubblica sono infatti qualificati dal fisco italiano (articolo 50, comma 1 lettera g) del DPR 917 del 1986) come ‘redditi assimilati ai redditi di lavoro dipendente’. Hanno cioè un regime fiscale diverso, poiché non tutto ciò che è percepito costituisce reddito. (Art. 1 comma 2 della legge 268 del 1991). Come si può osservare, insistere su quest’argomento ci porterebbe lontano”.
“Ribadiamo pertanto il nostro pre-giudizio. E’ sbagliato usare l’assegno del Presidente della Repubblica per paragoni impropri. Sarebbe come paragonare il tenore di vita della regina Elisabetta a quello di qualsiasi ‘civil service’ britannico. Ridicolo. Se Matteo Renzi vuol tagliare i redditi dei dirigenti pubblici e dei manager lo faccia e se ne assuma la piena responsabilità, senza ricorrere a improvvide giustificazioni. Soprattutto non metta in imbarazzo la più alta carica dello Stato. Costringendolo a giustificazioni poco consoni alla valenza simbolica della carica. Insomma Matteo Renzi, come nella Tosca di Puccini, scherzi pure con i fanti, ma lasci in pace i santi”, conclude “Il Mattinale”.