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EDITORIALE/2: NOI Draghi le canta chiare. Forza Italia di più. Senza riforme è la fine. La nostra opposizione alla scuola e con la guida di Berlusconi

 

Silvio Berlusconi FI

 

 

Non è mica solo il governatore della Bce, Mario Draghi, legittimato a cantarle chiare. Noi, Forza Italia, lo siamo di più.  Perché siamo un partito con alle spalle milioni di voti (più di 200 in questi nostri primi vent’anni) e perché sediamo in Parlamento, il tempio della democrazia e della decisione. E le cantiamo da mesi in modo forte e chiaro.

Non ci piace quello che ha fatto (?) e che sta facendo in questi mesi il governo Renzi. Dalle parti di Palazzo Chigi sembrano aver perso la bussola. L’azione dell’esecutivo, che doveva essere chiara come un foglio Excel (ricordiamo tutti le critiche di Renzi a Letta nei primi mesi alla segreteria del Pd), si sta rivelando caotica, spinta dall’emotività, senza un reale ancoraggio alla vita reale e ai grandiosi problemi che si annidano nel Paese.

Così abbiamo corso per mesi dietro a riforme istituzionali (la legge elettorale, la riforma del Senato, la riforma del Titolo V) che francamente nulla avevano a che fare con la crisi della nostra economia. E dopo averle approvate in fretta e furia ed aver guadagnato qualche titolone sui giornali e qualche apertura dei Tg, Renzi le ha riposte in soffitta, in uno scatolone incellofanato e con su scritto “ricordi da non aprire”.

Non serve questo all’Italia, non serve questo alla gente in difficoltà. Per questo Forza Italia ha scelto la strada dell’opposizione responsabile. Disponibili a chiudere subito sulle riforme (che si facciano in fretta) e poi chiarezza sulla politica economica del governo e sulle altre misure necessarie.

Questa è la scuola di Silvio Berlusconi.

Questa è la nostra scuola politica. Sempre dalla parte del nostro Paese e dei cittadini italiani. La nostra stella polare è il benessere della popolazione, dentro una piena democrazia e nella libertà (che con gravissima ingiustizia e cecità politica è stata limitata al nostro leader): tutto il resto passa in secondo piano.

Berlusconi guida questo nostro sentire e lo fa con lungimiranza e saggezza. È lui il leader del centrodestra, l’unico che può coalizzare i moderati italiani per proporre una reale alternativa a questa sinistra da chiacchiere e distintivo.

E allora diciamo, con forza e determinazione, a Renzi di fare le riforme. Ma quelle vere, quelle che servono al Paese. Quelle che ci chiede l’Europa. E per favore, caro premier, non annacquare tutto come hai fatto in questi primi mesi trascorsi a Palazzo Chigi.

Il Paese per ripartire ha bisogno di interventi straordinari, non di pannicelli caldi fatti in modo arzigogolato per tenere insieme un partito spaccato su tutto o una maggioranza che ad ogni difficoltà scricchiola pericolosamente.

Renzi impari da Berlusconi. Sia davvero innovatore e abbia il coraggio di rompere una volta per tutte gli antichi schemi della sinistra che rappresenta. Da parte nostra opposizione. Ma sempre con l’interesse nazionale ben stampato nelle nostre menti e visibile in tutti i nostri atti.