“Berlusconi è ottimista. Sempre. E ieri rispondendo ad una domanda sulla possibilità di trovare una quadra sull’elezione del futuro Capo dello Stato, l’ex premier sorridente ha risposto: “io sono sempre ottimista””. Lo scrive ‘Il Mattinale’, la nota politica redatta dallo staff del gruppo Forza Italia della Camera dei deputati.
“L’ottimismo di Berlusconi alla fine ha pagato e la giornata di ieri oltre ad aver riavvicinato l’area che fa riferimento ai valori del Ppe, è stata ricca di segnali positivi per l’universo di centrodestra: a partire dalla telefonata con il Presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta per preparare l’incontro con i deputati in programma mercoledì; passando per le dichiarazioni del governatore leghista Roberto Maroni sulla necessità di un centrodestra unito; fino ad arrivare, a fine giornata, all’incontro con il leader di Ncd Angelino Alfano e il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa per fare gioco di squadra nella partita per il Colle. Nel segno della comune appartenenza al Partito popolare europeo, ma anche per un sentimento delle istituzioni e del futuro politico che va al di là della contingente elezione del Capo dello Stato, per assumere la forma di una promessa e di alleanza”.
“Se il Pd si spacca sull’Italicum, il centrodestra si compatta per il Colle. Una compattezza che, occorre riconoscerlo, ha permesso al Presidente Berlusconi di presentarsi all’incontro di oggi con il premier Renzi con le spalle più larghe e solide che mai. Così nel momento in cui il centrodestra si mostra unito e sceglie l’unità come metodo, la strategia del divide et impera messa in campo dal centrosinistra mostra tutta la sua fragilità”.
“La scelta di provocare rivalità e fomentare discordie alla lunga non funziona. Può alimentare piccoli fuocherelli, certo. Ma un popolo che condivide ideali e valori sulle lunghe distanze non si spacca: prevale l’unità. Non si può dire lo stesso per un centrosinistra che pensando di spaccare gli altri, spacca se stesso. Il filosofo e psicoloco empirico Wilhelm Wundt avrebbe definito la risultante dell’azione dei dem come “eterogenesi dei fini” ovvero conseguenze non intenzionali di azioni intenzionali. Per noi si tratta di un errore più grossolano: quello di non aver ben capito con chi si ha a che fare”, conclude ‘Il Mattinale’.