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GOVERNO: BRUNETTA, “GIÙ LE MANI DALLA BANCA D’ITALIA, TRIA PRENDA UFFICIALMENTE POSIZIONE”

 

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“In merito alle indiscrezioni riportate oggi dal Corriere della Sera, secondo le quali ci sarebbe stato, la notte scorsa, all’interno del Consiglio dei Ministri, uno scontro molto acceso tra il ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria e gli esponenti di Governo del Movimento Cinque Stelle sulla nomina del vicepresidente generale della Banca d’Italia, culminato con il ministro Tria che avrebbe urlato “voi siete pazzi” agli esponenti pentastellati del Governo, chiediamo al ministro Tria di smentire, nel caso le indiscrezioni del Corriere fossero false, o di prendere ufficialmente le distanze, nel caso fossero vere, dalla condotta che i leader del Movimento Cinque Stelle stanno adottando sull’intera questione.

La volontà da parte del Movimento di azzerare tutti i vertici delle principali istituzioni nazionali di garanzia, sostituendoli con uomini fidati e asserviti alla loro causa è, ormai, evidente a tutti. Questo atteggiamento, tipico dei governi autoritari, peraltro ammirati proprio dallo stesso Movimento, come dimostra il recente caso venezuelano, mette a rischio l’indipendenza delle stesse istituzioni, come la Banca d’Italia, che fa dell’indipendenza, al pari delle altre banche centrali a livello internazionale, dall’autorità governativa, storicamente, il suo punto di forza, a garanzia della stabilità del sistema monetario e bancario.

La sistematica delegittimazione delle istituzioni finanziarie in atto da parte dei Cinque Stelle è motivo di forte preoccupazione a livello comunitario e internazionale, considerando che la Banca d’Italia appartiene, tra le altre cose, al sistema europeo delle banche centrali e partecipa attivamente alle funzioni di gestione della politica monetaria e di vigilanza bancaria europea. Nel caso lo scontro sul controllo della Banca d’Italia dovesse essere confermato e proseguire nei prossimi giorni, le conseguenze sarebbero immediate sui mercati finanziari, con la fuga degli investitori internazionali che interpreterebbero il pericoloso venir meno  dell’indipendenza della banca centrale come un ulteriore punto di debolezza del sistema economico e finanziario italiano, la cui reputazione ha toccato, con questo Esecutivo, il minimo storico”.