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INDUSTRIA: BRUNETTA, “DI MAIO STUDI DI PIÙ, L’AUMENTO DELLA PRODUZIONE INDUSTRIALE NON È DOVUTO ALL’AUMENTO DELLA DOMANDA DI MERCATO, BENSÌ AL CICLO DI PRODUZIONE”

 

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“I festeggiamenti di Luigi Di Maio per l’ultimo, inaspettato dato sulla produzione industriale italiana (+0,8% a Febbraio su base mensile) ricordano molto quelli fatti sul balcone di Palazzo Chigi dopo l’approvazione del reddito di cittadinanza di fine ottobre da parte del Governo, che segnò l’inizio della fase calante della nostra economia, culminata poi con l’entrata in recessione. Se il vicepremier Di Maio, anziché postare tweet incommentabili su Silvio Berlusconi, studiasse di più e andasse ad indagare le vere cause dell’aumento della produzione, capirebbe che non c’è proprio nulla da festeggiare. Anzi, inizierebbe seriamente a preoccuparsi. Innanzitutto perché l’indicatore PMI rilevato da Ihs Markit, basato su sondaggi sui direttori per gli acquisti, in marzo è sceso dal 46,1 al 44,9, il livello più basso dal 2013, ben al di sotto della soglia recessiva dei 50 punti. Un crollo che mostra la totale sfiducia degli uomini d’affari italiani nei confronti del futuro. Secondariamente, il motivo dell’aumento della produzione è dovuto al fatto che le aziende italiane stanno ricostruendo le loro scorte, dopo mesi di vendite disastrose. Una semplice necessità legata al ciclo della produzione, non all’aumento della domanda di mercato. Un meccanismo analogo a quanto avvenuto nel Regno Unito dove le aziende hanno fatto incetta di scorte per prepararsi ad una hard Brexit”.