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DEF: BRUNETTA, “TRIA PROSEGUE NELL’OPERAZIONE VERITÀ DEI CONTI PUBBLICI: DAL PROSSIMO GENNAIO CI SARÀ L’AUMENTO DELL’IVA PERCHÉ TROVARE 23 MLD PER STERILIZZARE LE CLAUSOLE È IMPOSSIBILE”

 

tria-giovanni

“Nel corso dell’audizione tenuta sul Documento di Economia e Finanza appena presentato alle Camere, il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha proseguito nella sua personale “operazione verità” sullo stato dell’economia e dei conti pubblici italiani. Innanzitutto, il ministro Tria ha confermato che la riduzione delle stime di crescita del Pil al +0,1% tendenziale e al +0,2% programmatico per quest’anno sono “equilibrate”, smentendo completamente la posizione del vicepremier Di Maio, il quale ha affermato che la crescita di quest’anno sarà ben superiore, grazie agli effetti delle norme contenute nei due decreti pro-crescita in gestazione dall’Esecutivo, che però ancora nessuno ha visto. Il +0,2% di crescita indicato da Tria sembra comunque ancora leggermente ottimistico, considerati i rischi al ribasso ricordati dall’Ufficio Parlamentare del Bilancio, che però ha validato senza problemi il DEF, dimostrando di essere in linea con le previsioni del Tesoro.

La vera novità emersa nel corso dell’audizione è che l’operazione verità del ministro è proseguita anche sulla questione della prossima Legge di Bilancio, in particolare sulle clausole di salvaguardia presenti nella legislazione vigente. A tale riguardo, il ministro ha confermato che l’aumento dell’IVA per un importo pari a 23,1 miliardi di euro a partire dal prossimo gennaio ci sarà, a meno che non si trovino misure alternative (aumenti di tasse o riduzione di spesa pubblica) per un identico ammontare. Le parole del ministro sono in netto contrasto con quanto appena dichiarato dai due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, che vorrebbero mettere per iscritto in una risoluzione al DEF, la promessa di un non aumento dell’IVA. Che questa promessa sia una bufala clamorosa lo sanno tutti e oggi anche le parole del ministro Tria hanno smascherato la propaganda di Lega e Movimento Cinque Stelle. Trovare 23,1 miliardi di euro per evitare l’aumento è impossibile, a meno di non voler introdurre una patrimoniale. Inutile persino pensare all’alternativa di tagli alla spesa pubblica per quell’importo dal momento che il Governo già non riesce a far scattare la spending review da soli 2 miliardi inserita nella clausola “salva deficit” concordata con la Commissione Europea lo scorso dicembre. A meno che il Governo non voglia tagliare gli stipendi dei dipendenti pubblici, le pensioni, la sanità o l’istruzione. Una ipotesi economicamente e politicamente inattuabile”.